CSOAMezzaCanaja

10/11/07 INCONTRO DIBATTITO CON DON ANDREA GALLO : UN PRETE DI STRADA CONTRO OGNI PROIBIZIONISMO

by on Nov.05, 2007, under Drugstore - bottega antipro

 

 

 

 

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03/11/07 REGGAE DANCEHALL NIGHT AL MEZZACANAJA: MUCCIGNA SOUND IS KALIBANDULU

by on Oct.30, 2007, under Feste

 

 

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27/10/07 LA NOSTRA PIAZZA _ SIAMO TORNATI PER RESTARE

by on Oct.29, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

Mantenendo fede alla parola data siamo
tornati, sabato 27 ottobre, in Piazza del Duca.

Siamo tornati riempiendo quello spazio di
contenuti civili e politici alti; siamo tornati realizzando un’iniziativa,
chiamata “AltraPiazza” per ribadire ancora una volta che le nostre vite, i
nostri argomenti, le nostre pratiche sono qualcosa di altro rispetto ad
inquietanti episodi che avevano caratterizzato proprio quel luogo negli ultimi
mesi.

Siamo tornati per riaffermare, ancora una
volta, il nostro antifascismo, che agiamo continuamente nella nostra città,
opponendoci a qualsiasi discorso o politica razzista, omofoba, sessista,
autoritaria e xenofoba. Lo stesso antifascismo che, data la risposta delle
centinaia di persone -soprattutto giovani- che sabato hanno attraversato
l’AltraPiazza, abbiamo dimostrato essere valore fondante della città di
Senigallia.

Dobbiamo però anche sottolineare la nostra
amarezza per aver dimostrato che Senigallia è antifascista dopo che -citando
solo gli ultimi accaduti- abbiamo dovuto respingere un assalto squadrista in
armi al nostro centro sociale e dopo che un nostro compagno è stato
vigliaccamente aggredito e ferito.

Noi lo avevamo detto già un anno fa:
avevamo denunciato all’attenzione di tutta la città l’emergere di alcuni
discorsi e comportamenti incompatibili con la tradizione e il sentimento di
Senigallia.

A tutti i nostri detrattori consigliamo,
per onestà, di fare un’analisi seria della società in cui viviamo, di aprire
gli occhi e difendere in maniera reale la libertà, la democrazia e la
solidarietà. Queste non sono solo parole che possono essere pronunciate invano
a proprio piacimento e a proprio uso e consumo, queste sono valori che vanno
riaffermati e praticati con fermezza e radicalità in ogni momento.

 
Siamo tornati in Piazza del Duca e abbiamo
constatato che quella è la nostra piazza.

L’abbiamo attraversata e vissuta secondo il
nostro sentire, praticando quella libera socialità che è momento fondante della
nostra costruzione del comune. Non un modo “altro” di stare insieme, ma l’unico
modo possibile: in cui i singoli individui si incontrano, parlano, pitturano,
cantano, ballano ed esprimono collettivamente la gioia di essere.

Abbiamo constatato che quella piazza è viva
e continueremo a farla vivere rispondendo alle nostre necessità, ai nostri
desideri e alle nostre passioni e continueremo a farlo secondo le nostre
modalità. Solo così potrà essere garantita quella sicurezza, così tanto
sbandierata a livello mediatico, ai luoghi che attraversiamo e viviamo tutti i
giorni e dove loschi figuri che si richiamano al ventennio, al duce, al periodo
più cupo della storia italiana, sono persone non gradite e mai più avranno
diritto di cittadinanza e agibilità.

 
Siamo tornati per restare

 
CSOA  Mezza Canaja

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NESSUNA GENERALIZZAZIONE SULLA CURVA DELLA VIGOR

by on Oct.29, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

 

Dopo gli ultimi fatti accaduti in questi
giorni con le perquisizioni nelle case di alcuni naziskin della regione e che
confermano una preoccupante situazione, soprattutto se collegata e
contestualizzata all’interno del panorama nazionale, è emersa una riconducibilità
di alcuni di questi al tifo da stadio.

Noi non sappiamo chi siamo queste persone,
non lo sappiamo perché non abbiamo partecipato o richiesto interventi. Quello
su cui ci siamo spesi e che abbiamo sostenuto è stata la necessità di una
mobilitazione, della città a tutti i suoi livelli, politica e culturale contro
il fasciamo, il razzismo e l’intolleranza. Siamo però sicuri della
impossibilità di definire la tifoseria, e in particolare la parte più
passionale, fedele e sempre presente, cioè la curva, un ritrovo e un luogo di
organizzazione di questi fascisti.

La tifoseria e la curva di Senigallia
rappresentano da anni una forma di resistenza per la cultura dello sport e
della lealtà sempre più incrinata e attaccata dagli affari economici, dai
profitti e dalle storture del calcio moderno.

Diciamo questo per correttezza e perché
siamo certi che il motore che spinge la tifoseria e la curva senigalliese sia
l’amore per la Vigor Senigallia.

                                                               
                       C.S.O.A.
Mezza Canaja

 

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27/10/07 ALTRA PIAZZA – ARTE, MUSICA E CULTURA CONTRO IL NEOFASCISMO

by on Oct.23, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

"Ritorneremo
pubblicamente in Piazza del Duca per riempirla di parole, musica,
colori e corpi che siano incompatibili con la presenza di questi
balordi e fanatici".
Questa
è la frase con cui concludevamo il comunicato stampa che ricostruiva
l'aggressione ad un nostro compagno avvenuta la notte di venerdì 5
ottobre. Questo era l'impegno pubblicamnete preso. A questo impegno
teniamo fede, tornando nel "luogo del delitto": MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA per sabato 27 ottobre, dalle h.18:00 alle 21:00 in Piazza Del Duca.
Perchè nessuno possa pensare di far passare in sordina l'accaduto, lasciato al tempo l'ingrato compito di riportare
la "normalità".
Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo.
 

 

 

 

 

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CORSO DI TRAPEZIO, TESSUTO AEREO E DANZA MODERNA

by on Oct.18, 2007, under Cirko Canaja

CIRCO CANAJA
Palestra Popolare
Organizza:
Corso di trapezio e tessuto aereo
Corso di danza moderna
info per giorni, prenotazioni e costi:
Tel.
349/4739336
Palestra
popalare è uno spazio dove poter svolgere attività di
teatro-giocoleria- danza-allenamenti con pesi o corpo libero-spettacoli
… il tutto gratuitamente
.

 

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5/10/07 FERITO UN COMPAGNO: BASTA NAZI!

by on Oct.08, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

 

TENERE PULITO E’ MEGLIO CHE PULIRE:
BASTA NAZI!
 
“Qua non se tratta d’esse più bravi,
qua se tratta d’esse seri!”
(GdB – “Basta co’ ste lagne”)
 
 
 
Prima
che il chiacchiericcio si trasformi in leggenda urbana offuscando
quello che è accaduto venerdì sera, è meglio partire dai fatti.
 
Mercoledì
3 ottobre nel treno che da Bologna porta a Senigallia, alla stazione di
Fano salgono tre naziskin. Dentro il vagone riconoscono una ragazza del
Mezza Canaja. Benché fosse sola questi tre “valorosi” uomini le si
siedono accanto e per tutto il tragitto da Fano a Senigallia la
insultano e la minacciano con le seguenti frasi: “Le ragazze del centro sociale sono tutte puttane”, “Ai ragazzi li massacriamo e gli pisciamo in faccia”… ed altre di questo tono. Scesi dal treno i fascistelli pedinano la ragazza fin che non sale nella macchina dei genitori.
 
Venerdì
5 ottobre in una delle vie del centro storico uno di questi naziskin
appartenente al gruppo che ha minacciato la ragazza, viene visto da due
attivisti del Mezza Canaja. Vola qualche parola d’indignazione e di
insulto verso chi si riempie la bocca di parole come orgoglio e poi da
buoni vigliacchi minacciano in tre una ragazza da sola. Nonostante
tutto, la questione si risolve a parole.
Un
quarto d’ora dopo, quattro ragazzi (due uomini e due donne) passeggiano
tranquillamente – come si dovrebbe fare un venerdì sera qualsiasi – in
Piazza del Duca, quando dal Caffè del Duca alcuni naziskin aggrediscono
prima verbalmente e poi fisicamente i quattro ragazzi riconoscendoli
come appartenenti al Mezza Canaja. Ne nasce una piccola zuffa sotto gli
occhi di tutti, anche dei baristi che non intervengono minimamente per
tranquillizzare la situazione. Cosa strana se non altro per puri scopi
commerciali, nessun barista tollererebbe una simile situazione nel
proprio locale. Ci teniamo a precisare che tutti i partecipanti alla
zuffa, di entrambe, le parti non erano presenti allo scontro verbale
avvenuto poco prima in un'altra via del centro. La zuffa finisce presto
e tutti ne escono incolumi.
In
quel momento, a zuffa finita, arrivano anche altri quattro militanti
del centro sociale, avvisati di quello che stava accadendo poco prima.
Neanche il tempo di finire la frase “che cazzo sta succedendo
che un bicchiere di vetro colpisce in fronte a Nicola… volano pugni e
sedie prima che i baristi questa volta intervengano per riportare la
calma. Il gruppo di naziskin fugge.
Un
barista accusa gli attivisti del Mezza Canaja di avergli rovinato
economicamente la serata, facendo finta per ovvie amicizie, di non
sapere che in entrambi i casi, sono stati i suoi “clienti preferiti” a
compiere le aggressioni, e quindi a procurargli i danni economici… Chi
è causa del suo mal pianga se stesso!
Il
barista non chiama nemmeno la polizia, cosa più unica che rara da parte
di un gestore di un’attività commerciale, soprattutto quando questo
avviene nel proprio locale e con il bicchiere di birra da lui appena
venduto. Questo comportamento ha due spiegazioni: o si è incapaci di
intendere e volere o si vuole coprire gli aggressori.
Quello
che avviene dopo, è ancora più assurdo e grave; i naziskin in preda ad
un delirio alcolico si presentano al pronto soccorso urlando minacce,
dicendo di avere i coltelli. La scena viene vista con sgomento dagli
infermieri e dalle persone presenti al pronto soccorso.
 
Sabato
6 ottobre più di duecento persone manifestano in Piazza del Duca contro
l’ennesima e grave aggressione fascista avvenuta in città, si chiede e
si ottiene la chiusura del Cafè del Duca. Ci teniamo a precisare per
senso di responsabilità e di serietà che solo uno dei gestori del bar
ha rapporti con i naziskin. Non è un caso che da quando questo bar ha
aperto questo gruppetto di turpi individui è comparso stabilmente in
città.
 
E’
dall’aggressione avvenuta al Mezza Canaja durante il Summer Jamboree
che abbiamo pubblicamente affermato la presenza di questi individui
dediti all’alcool, ai coltelli ( com’è avvenuto a Pergola, sono sempre
gli stessi), alle risse ed alle aggressioni a chiunque sia riconosciuto
come estraneo alla loro primitiva ideologia.
Potremmo
stare qui a lamentarci, ma non lo facciamo, fa parte del gioco … un
gioco macabro al quale va posto immediatamente termine. Non è una
questione di opposti estremismi o di bande avverse e neanche di idee o
credi politici differenti. E’ una questione di “ Uomini e non”, di civiltà e inciviltà, di democrazia o barbarie.
 
E’
ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità , è ora che ogni
spazio sia reso inagibile a questi pericolosi individui, è ora che ogni
persona con un minimo di coscienza civile rifiuti la presenza di questi
loschi figuri, anche quando si tratti di una birra nello stesso locale.
E’ il momento di fargli terra bruciata intorno prima che la nostra
città si trasformi in un campo di battaglia. Per questo prima che
l’inverno faccia sentire il suo freddo, ritorneremo pubblicamente in
Piazza del Duca per riempirla di parole, musica, colori e corpi che
siano incompatibili con la presenza di questi balordi e fanatici.
Per quanto ci riguarda, tolleranza zero! 
 
CSOA MEZZA CANAJA
 
 
http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-5098433470098641138

 

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06/10/07 CORTEO A BOLOGNA IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI

by on Oct.04, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

 

 

Il
CSOA Mezza Canaja ed i centri sociali delle Marche

saranno
nelle strade di bologna il 6 ottobre per

difendere
gli spazi sociali ed il loro diritto ad

esistere
e resistere.

Con
noi porteremo la ricchezza di due nuove

occupazioni
nate nell'ultimo mese nella metropoli

diffusa
marchigiana – fabriano e osimo – in quanto

pensiamo
che sia la migliore risposta contro quelle

amministrazioni
che trasversalmente da sinista a

destra,
da Bologna a Parma, sgomberano e

criminalizzano
le forme di autonomia ed

autoganizzazione
urbana.

 

SIAMO
VENUTI PER RESTARE!

 

CSOA
Mezza Canaja (Senigallia)

Centri
Sociali delle Marche

 

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21/09/07 E’ PERICOLOSO AVERE RAGIONE QUANDO LO STATO HA TORTO

by on Sep.26, 2007, under Comunicati e Manifestazioni

 

Venerdì 21
settembre il Tribunale di Macerata ha condannato – in primo grado con pene che
vanno dai quattro mesi ad un anno e quattro mesi – cinque nostri compagni (uno
dei quali del Mezza Canaja) che nel marzo del 2004, insieme a tanti altri
militanti dei centri sociali marchigiani e a tanti cittadini, hanno opposto
resistenza alla costruzione di un Centro di Permanenza Temporanea (CPT) nella
nostra regione. Quel 3 marzo centinaia di persone entrarono nella sala del
Consiglio Comunale di Corridonia per manifestare la propria contrarietà alla
costruzione di tale abominio giuridico.

 

Aldilà della
scontata ma non meno importante solidarietà ai condannati – la loro condanna è
anche la nostra – vorremmo portare all’attenzione di tutti le situazioni poco
trasparenti e le contraddizioni che hanno caratterizzato l’esito del processo.

Anzitutto la
decisione è stata frutto di un giudizio politico, perché sin dall’inizio il
giudice ha mostrato la chiara volontà di condannare i cinque imputati. Chi ha
assistito alle numerose sedute del processo ha potuto constatare come il
giudice si comportasse come un secondo pubblico ministero, passando spesso
dalla parte di chi un giudizio lo deve formulare a quella di chi lo ha già
formulato e va in cerca di conferme.

Ora, che cosa
ci legittima a dire questo con un senso di oggettività?

I cinque sono
stati condannati, tra l’altro, a risarcire 5000 euro di danni morali al Comune
di Corridonia. Occorre però ricordare che cosa è avvenuto in quei giorni.
Nessuno dei consiglieri comunali, né nella maggioranza, né nell’opposizione
sapeva che durante la fatidica riunione del consiglio comunale si sarebbe
discusso e in seguito espropriati dei terreni per costruire il CPT; né lo
avrebbero saputo, perché l’esproprio era stato concordato di nascosto tra il
sindaco e la ditta appaltatrice. La protesta ha fatto emergere la questione, e
così i consiglieri comunali all’unanimità hanno deciso di votare contro la
realizzazione del progetto.

Per
ricapitolare, ecco come lo Stato ha ripagato una protesta che, tra l’altro, ha
fatto emergere un giro illecito di denaro: attraverso una multa di 5000 euro
per danni morali per la “rovina dell’immagine del Comune di Corridonia”, e anni
di galera elargiti con molta leggerezza, senza che per altro sia mai emersa –
neanche nella requisitoria finale del PM – una prova evidente che inchiodi
inequivocabilmente gli imputati ai reati a loro contestati. Infine, strana
coincidenza, la mattina del processo una chiamata anonima denuncia la presenza
di una bomba in tribunale. Naturalmente la bomba non c’era, ma fatti di questo
genere hanno molte affinità con vecchie strategie della tensione di moda
qualche decennio fa in Italia. Così, oltre a creare un clima di maggiore astio
fra le parti in causa, si è data la possibilità alla stampa di far articoli
sensazionalisti, alludendo a facili associazioni di idee nelle menti dei
lettori.

Insomma, è
sempre pericoloso avere ragione quando lo Stato ha torto!

Di fronte alla
dimostrazione della loro colpevolezza, le istituzioni italiane hanno reagito
ancora una volta con il vecchio vizio di farla pagare cara a chi le ha messe
sul tavolo degli imputati, dimostrando una cronica inettitudine all’autocritica
e all’accettazione delle proprie colpe. Ma questa accusa, anziché intimorirci,
conferma le nostre idee e alimenta la convinzione della giustezza delle nostre
lotte.

Solidarietà ai
compagni condannati, che quotidianamente insieme a tanti altri resistono
all’istallazione di questi lager per migranti!

Centro
Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja

vedi anche NO CPT. CONDANNATI PER AVER DIFESO I DIRITTI
 e su glomeda

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22/09/07 LE TELECAMERE PRODUCONO PAURA E NON SICUREZZA!

by on Sep.23, 2007, under Ambasciata dei diritti

 

Perchè avete votato ancora la
sicurezza, la disciplina?!

"L’impennata securitaria che sta attraversando il
nostro paese non tarda ad arrivare nemmeno nella piccola Senigallia.
Esattamente come Milano, Bologna e Firenze -dove si pretendono misure di
sicurezza contro lavavetri, migranti e graffitari, soggetti ritenuti pericolosi
per la cittadinanza- anche a Senigallia la CDL propone di predisporre sistemi di sicurezza
per i cittadini del Rione porto".

Dal canto suo, la maggioranza, trainata dai “buoni” DS, se
da una parte dice no alla postazione fissa della municipale, dall’altra, non
solo appoggia ma addirittura rende ufficiale la predisposizione della
videosorveglianza entro un mese, perché “… nel rione porto c’è bisogno di una
vigilanza continua”. E i soggetti da vigilare sono sempre i medesimi, quelli
che “… li risiedono troppo spesso in condizioni precarie, senza lavoro e anche
in clandestinità” come sottolinea Cicconi Massi. Come se essere precari e senza
casa fosse un reato penale; come se lo spaccio e lo sfruttamento fossero atti
illegali commessi solo nella zona del Rione porto. Del resto non sembra più
nemmeno tanto strano che vendere due canne venga punito molto più severamente
di quanto non lo siano le attività speculative che molti proprietari di
immobili perpetrano nei confronti degli extracomunitari che vivono in quella
zona.

Permettere di vivere in 10 in
un appartamento di 30 mq, pagando una quota a testa e in condizioni disastrose,
ci sembra molto più grave che bere una birra su una panchina. Ma soprattutto
quello che ci sembra ancora più grave è credere che attraverso l’installazione
della videosorveglianza, questi e tanti altri problemi senza dubbio esistenti
in via Carducci, possano essere risolti. Del resto anche Senigallia è soggetta
ad un progetto di città- vetrina che porta ad additare gli immigrati ed emanare
decreti che alimentano discriminazione e intolleranza; non analizzare le cause
strutturali che producono queste situazioni urbanisticamente problematiche, ci
sembra la scelta disperata di chi ha liberamente deciso di svendere la propria
città rimuovendo continuamente le emergenze sociali. Il vero pericolo
rappresentato da questa ondata securitaria, più che l’attuazione di meccanismi
di controllo e repressione, è quello della produzione di una paura del diverso
e di un opinione pubblica che tende ad abituarsi ai sistemi di controllo, anzi
a ritenerli gli unici in grado di garantire la risoluzione del problema.

Ci chiediamo se oltre a vedere chi le due canne le vende, l’amministrazione
riuscirà ad accorgersi di chi affitta case con prezzi esorbitanti; di chi non
stipula e quindi non registra contratti che possano mettere in sicurezza i
diritti di coloro che queste case le abitano; di chi affitta dimore che non
rispettano i canoni di sicurezza intesa come acqua, luce, gas a norma.
Ribadiamo per l’ennesima volta che la messa in funzione della videosorveglianza
non farà altro che aumentare la tensione senza risolvere nessuno dei grossi problemi
che costringono alla pratica dell’illegalità in cambio della sopravvivenza. La
costruzione di uno spazio interculturale attraversabile e vivibile da tutti
passa piuttosto per la conoscenza dei problemi e la contaminazione culturale
reciproca.

Non accetteremo le telecamere nel Rione porto perchè farlo significherebbe
accettare uno dei sistemi attraverso cui l’Impero controlla le nostre vite e
produce la guerra tra poveri, negando la vera sicurezza, quella dei diritti e
della dignità.

Ambasciata dei diritti
CSOA Mezza Canaja

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