CSOAMezzaCanaja

Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)

e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543

27/10/07 ALTRA PIAZZA - ARTE, MUSICA E CULTURA CONTRO IL NEOFASCISMO

csamezzacanaja | 23 Ottobre, 2007 23:55

"Ritorneremo pubblicamente in Piazza del Duca per riempirla di parole, musica, colori e corpi che siano incompatibili con la presenza di questi balordi e fanatici".
Questa è la frase con cui concludevamo il comunicato stampa che ricostruiva l'aggressione ad un nostro compagno avvenuta la notte di venerdì 5 ottobre. Questo era l'impegno pubblicamnete preso. A questo impegno teniamo fede, tornando nel "luogo del delitto": MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA per sabato 27 ottobre, dalle h.18:00 alle 21:00 in Piazza Del Duca.
Perchè nessuno possa pensare di far passare in sordina l'accaduto, lasciato al tempo l'ingrato compito di riportare la "normalità".
Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo.
 
 
 

 

 

CORSO DI TRAPEZIO, TESSUTO AEREO E DANZA MODERNA

csamezzacanaja | 18 Ottobre, 2007 11:55

CIRCO CANAJA
Palestra Popolare
Organizza:
Corso di trapezio e tessuto aereo

Corso di danza moderna
info per giorni, prenotazioni e costi:
Tel. 349/4739336
E-mail: vondertruff@hotmail.com
Palestra popalare è uno spazio dove poter svolgere attività di teatro-giocoleria- danza-allenamenti con pesi o corpo libero-spettacoli ... il tutto gratuitamente.

 

5/10/07 FERITO UN COMPAGNO: BASTA NAZI!

csamezzacanaja | 08 Ottobre, 2007 10:40

 

TENERE PULITO E’ MEGLIO CHE PULIRE:
BASTA NAZI!
 
“Qua non se tratta d’esse più bravi, qua se tratta d’esse seri!”
(GdB – “Basta co’ ste lagne”)
 
 
 
Prima che il chiacchiericcio si trasformi in leggenda urbana offuscando quello che è accaduto venerdì sera, è meglio partire dai fatti.
 
Mercoledì 3 ottobre nel treno che da Bologna porta a Senigallia, alla stazione di Fano salgono tre naziskin. Dentro il vagone riconoscono una ragazza del Mezza Canaja. Benché fosse sola questi tre “valorosi” uomini le si siedono accanto e per tutto il tragitto da Fano a Senigallia la insultano e la minacciano con le seguenti frasi: “Le ragazze del centro sociale sono tutte puttane”, “Ai ragazzi li massacriamo e gli pisciamo in faccia”… ed altre di questo tono. Scesi dal treno i fascistelli pedinano la ragazza fin che non sale nella macchina dei genitori.
 
Venerdì 5 ottobre in una delle vie del centro storico uno di questi naziskin appartenente al gruppo che ha minacciato la ragazza, viene visto da due attivisti del Mezza Canaja. Vola qualche parola d’indignazione e di insulto verso chi si riempie la bocca di parole come orgoglio e poi da buoni vigliacchi minacciano in tre una ragazza da sola. Nonostante tutto, la questione si risolve a parole.
Un quarto d’ora dopo, quattro ragazzi (due uomini e due donne) passeggiano tranquillamente - come si dovrebbe fare un venerdì sera qualsiasi - in Piazza del Duca, quando dal Caffè del Duca alcuni naziskin aggrediscono prima verbalmente e poi fisicamente i quattro ragazzi riconoscendoli come appartenenti al Mezza Canaja. Ne nasce una piccola zuffa sotto gli occhi di tutti, anche dei baristi che non intervengono minimamente per tranquillizzare la situazione. Cosa strana se non altro per puri scopi commerciali, nessun barista tollererebbe una simile situazione nel proprio locale. Ci teniamo a precisare che tutti i partecipanti alla zuffa, di entrambe, le parti non erano presenti allo scontro verbale avvenuto poco prima in un'altra via del centro. La zuffa finisce presto e tutti ne escono incolumi.
In quel momento, a zuffa finita, arrivano anche altri quattro militanti del centro sociale, avvisati di quello che stava accadendo poco prima. Neanche il tempo di finire la frase “che cazzo sta succedendo” che un bicchiere di vetro colpisce in fronte a Nicola… volano pugni e sedie prima che i baristi questa volta intervengano per riportare la calma. Il gruppo di naziskin fugge.
Un barista accusa gli attivisti del Mezza Canaja di avergli rovinato economicamente la serata, facendo finta per ovvie amicizie, di non sapere che in entrambi i casi, sono stati i suoi “clienti preferiti” a compiere le aggressioni, e quindi a procurargli i danni economici… Chi è causa del suo mal pianga se stesso!
Il barista non chiama nemmeno la polizia, cosa più unica che rara da parte di un gestore di un’attività commerciale, soprattutto quando questo avviene nel proprio locale e con il bicchiere di birra da lui appena venduto. Questo comportamento ha due spiegazioni: o si è incapaci di intendere e volere o si vuole coprire gli aggressori.
Quello che avviene dopo, è ancora più assurdo e grave; i naziskin in preda ad un delirio alcolico si presentano al pronto soccorso urlando minacce, dicendo di avere i coltelli. La scena viene vista con sgomento dagli infermieri e dalle persone presenti al pronto soccorso.
 
Sabato 6 ottobre più di duecento persone manifestano in Piazza del Duca contro l’ennesima e grave aggressione fascista avvenuta in città, si chiede e si ottiene la chiusura del Cafè del Duca. Ci teniamo a precisare per senso di responsabilità e di serietà che solo uno dei gestori del bar ha rapporti con i naziskin. Non è un caso che da quando questo bar ha aperto questo gruppetto di turpi individui è comparso stabilmente in città.
 
E’ dall’aggressione avvenuta al Mezza Canaja durante il Summer Jamboree che abbiamo pubblicamente affermato la presenza di questi individui dediti all’alcool, ai coltelli ( com’è avvenuto a Pergola, sono sempre gli stessi), alle risse ed alle aggressioni a chiunque sia riconosciuto come estraneo alla loro primitiva ideologia.
Potremmo stare qui a lamentarci, ma non lo facciamo, fa parte del gioco … un gioco macabro al quale va posto immediatamente termine. Non è una questione di opposti estremismi o di bande avverse e neanche di idee o credi politici differenti. E’ una questione di “ Uomini e non”, di civiltà e inciviltà, di democrazia o barbarie.
 
E’ ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità , è ora che ogni spazio sia reso inagibile a questi pericolosi individui, è ora che ogni persona con un minimo di coscienza civile rifiuti la presenza di questi loschi figuri, anche quando si tratti di una birra nello stesso locale. E’ il momento di fargli terra bruciata intorno prima che la nostra città si trasformi in un campo di battaglia. Per questo prima che l’inverno faccia sentire il suo freddo, ritorneremo pubblicamente in Piazza del Duca per riempirla di parole, musica, colori e corpi che siano incompatibili con la presenza di questi balordi e fanatici.
Per quanto ci riguarda, tolleranza zero! 
 
CSOA MEZZA CANAJA
 
 

 

06/10/07 CORTEO A BOLOGNA IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI

csamezzacanaja | 04 Ottobre, 2007 10:50

 

 

Il CSOA Mezza Canaja ed i centri sociali delle Marche

saranno nelle strade di bologna il 6 ottobre per

difendere gli spazi sociali ed il loro diritto ad

esistere e resistere.

Con noi porteremo la ricchezza di due nuove

occupazioni nate nell'ultimo mese nella metropoli

diffusa marchigiana - fabriano e osimo - in quanto

pensiamo che sia la migliore risposta contro quelle

amministrazioni che trasversalmente da sinista a

destra, da Bologna a Parma, sgomberano e

criminalizzano le forme di autonomia ed

autoganizzazione urbana.

 

SIAMO VENUTI PER RESTARE!

 

CSOA Mezza Canaja (Senigallia)

Centri Sociali delle Marche

 

21/09/07 E' PERICOLOSO AVERE RAGIONE QUANDO LO STATO HA TORTO

csamezzacanaja | 26 Settembre, 2007 20:53


 
Venerdì 21 settembre il Tribunale di Macerata ha condannato - in primo grado con pene che vanno dai quattro mesi ad un anno e quattro mesi - cinque nostri compagni (uno dei quali del Mezza Canaja) che nel marzo del 2004, insieme a tanti altri militanti dei centri sociali marchigiani e a tanti cittadini, hanno opposto resistenza alla costruzione di un Centro di Permanenza Temporanea (CPT) nella nostra regione. Quel 3 marzo centinaia di persone entrarono nella sala del Consiglio Comunale di Corridonia per manifestare la propria contrarietà alla costruzione di tale abominio giuridico.

 

Aldilà della scontata ma non meno importante solidarietà ai condannati – la loro condanna è anche la nostra – vorremmo portare all’attenzione di tutti le situazioni poco trasparenti e le contraddizioni che hanno caratterizzato l’esito del processo.

Anzitutto la decisione è stata frutto di un giudizio politico, perché sin dall’inizio il giudice ha mostrato la chiara volontà di condannare i cinque imputati. Chi ha assistito alle numerose sedute del processo ha potuto constatare come il giudice si comportasse come un secondo pubblico ministero, passando spesso dalla parte di chi un giudizio lo deve formulare a quella di chi lo ha già formulato e va in cerca di conferme.

Ora, che cosa ci legittima a dire questo con un senso di oggettività?

I cinque sono stati condannati, tra l’altro, a risarcire 5000 euro di danni morali al Comune di Corridonia. Occorre però ricordare che cosa è avvenuto in quei giorni. Nessuno dei consiglieri comunali, né nella maggioranza, né nell’opposizione sapeva che durante la fatidica riunione del consiglio comunale si sarebbe discusso e in seguito espropriati dei terreni per costruire il CPT; né lo avrebbero saputo, perché l’esproprio era stato concordato di nascosto tra il sindaco e la ditta appaltatrice. La protesta ha fatto emergere la questione, e così i consiglieri comunali all’unanimità hanno deciso di votare contro la realizzazione del progetto.

Per ricapitolare, ecco come lo Stato ha ripagato una protesta che, tra l’altro, ha fatto emergere un giro illecito di denaro: attraverso una multa di 5000 euro per danni morali per la “rovina dell’immagine del Comune di Corridonia”, e anni di galera elargiti con molta leggerezza, senza che per altro sia mai emersa – neanche nella requisitoria finale del PM - una prova evidente che inchiodi inequivocabilmente gli imputati ai reati a loro contestati. Infine, strana coincidenza, la mattina del processo una chiamata anonima denuncia la presenza di una bomba in tribunale. Naturalmente la bomba non c’era, ma fatti di questo genere hanno molte affinità con vecchie strategie della tensione di moda qualche decennio fa in Italia. Così, oltre a creare un clima di maggiore astio fra le parti in causa, si è data la possibilità alla stampa di far articoli sensazionalisti, alludendo a facili associazioni di idee nelle menti dei lettori.

Insomma, è sempre pericoloso avere ragione quando lo Stato ha torto!

Di fronte alla dimostrazione della loro colpevolezza, le istituzioni italiane hanno reagito ancora una volta con il vecchio vizio di farla pagare cara a chi le ha messe sul tavolo degli imputati, dimostrando una cronica inettitudine all’autocritica e all’accettazione delle proprie colpe. Ma questa accusa, anziché intimorirci, conferma le nostre idee e alimenta la convinzione della giustezza delle nostre lotte.

Solidarietà ai compagni condannati, che quotidianamente insieme a tanti altri resistono all’istallazione di questi lager per migranti!

Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja

vedi anche NO CPT. CONDANNATI PER AVER DIFESO I DIRITTI
 e su glomeda

22/09/07 LE TELECAMERE PRODUCONO PAURA E NON SICUREZZA!

csamezzacanaja | 23 Settembre, 2007 15:09

 

Perchè avete votato ancora la sicurezza, la disciplina?!

"L’impennata securitaria che sta attraversando il nostro paese non tarda ad arrivare nemmeno nella piccola Senigallia. Esattamente come Milano, Bologna e Firenze -dove si pretendono misure di sicurezza contro lavavetri, migranti e graffitari, soggetti ritenuti pericolosi per la cittadinanza- anche a Senigallia la CDL propone di predisporre sistemi di sicurezza per i cittadini del Rione porto".

Dal canto suo, la maggioranza, trainata dai “buoni” DS, se da una parte dice no alla postazione fissa della municipale, dall’altra, non solo appoggia ma addirittura rende ufficiale la predisposizione della videosorveglianza entro un mese, perché “… nel rione porto c’è bisogno di una vigilanza continua”. E i soggetti da vigilare sono sempre i medesimi, quelli che “… li risiedono troppo spesso in condizioni precarie, senza lavoro e anche in clandestinità” come sottolinea Cicconi Massi. Come se essere precari e senza casa fosse un reato penale; come se lo spaccio e lo sfruttamento fossero atti illegali commessi solo nella zona del Rione porto. Del resto non sembra più nemmeno tanto strano che vendere due canne venga punito molto più severamente di quanto non lo siano le attività speculative che molti proprietari di immobili perpetrano nei confronti degli extracomunitari che vivono in quella zona.

Permettere di vivere in 10 in un appartamento di 30 mq, pagando una quota a testa e in condizioni disastrose, ci sembra molto più grave che bere una birra su una panchina. Ma soprattutto quello che ci sembra ancora più grave è credere che attraverso l’installazione della videosorveglianza, questi e tanti altri problemi senza dubbio esistenti in via Carducci, possano essere risolti. Del resto anche Senigallia è soggetta ad un progetto di città- vetrina che porta ad additare gli immigrati ed emanare decreti che alimentano discriminazione e intolleranza; non analizzare le cause strutturali che producono queste situazioni urbanisticamente problematiche, ci sembra la scelta disperata di chi ha liberamente deciso di svendere la propria città rimuovendo continuamente le emergenze sociali. Il vero pericolo rappresentato da questa ondata securitaria, più che l’attuazione di meccanismi di controllo e repressione, è quello della produzione di una paura del diverso e di un opinione pubblica che tende ad abituarsi ai sistemi di controllo, anzi a ritenerli gli unici in grado di garantire la risoluzione del problema.

Ci chiediamo se oltre a vedere chi le due canne le vende, l’amministrazione riuscirà ad accorgersi di chi affitta case con prezzi esorbitanti; di chi non stipula e quindi non registra contratti che possano mettere in sicurezza i diritti di coloro che queste case le abitano; di chi affitta dimore che non rispettano i canoni di sicurezza intesa come acqua, luce, gas a norma. Ribadiamo per l’ennesima volta che la messa in funzione della videosorveglianza non farà altro che aumentare la tensione senza risolvere nessuno dei grossi problemi che costringono alla pratica dell’illegalità in cambio della sopravvivenza. La costruzione di uno spazio interculturale attraversabile e vivibile da tutti passa piuttosto per la conoscenza dei problemi e la contaminazione culturale reciproca.

Non accetteremo le telecamere nel Rione porto perchè farlo significherebbe accettare uno dei sistemi attraverso cui l’Impero controlla le nostre vite e produce la guerra tra poveri, negando la vera sicurezza, quella dei diritti e della dignità.

Ambasciata dei diritti
CSOA Mezza Canaja

21/09/07 NO CPT. CONDANNATI PER AVER DIFESO I DIRITTI

csamezzacanaja | 22 Settembre, 2007 12:47

MACERATA -  Si è chiuso questa mattina il processo a carico dei cinque attivisti che presero parte alle manifestazioni No Cpt a Corridonia.
Decine di manifestanti hanno partecipato al presidio all'esterno del tribunale e poi presenziato all'interno dell'aula durante lo svolgimento dell'udienza.

Tre ore di istruttoria seguite da due di camera di consiglio prima del pronunciamento del giudice: una pesante sentenza di condanna "verso i contenuti politici e sociali espressi collettivamente da una moltitudine che ha scelto di prender parola contro la barbarie dei campi di detenzione".

Pur non essendo emersi rilievi indiziari a suffragio della responsabilità penale degli imputati, il giudice ha proceduto con la condanna per i reati di interruzione di pubblico servizio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale per pene che arrivano fino a un anno e quattro mesi di reclusione.
Incongruenze nello stesso pronunciamento, in quanto dalle risultanze di un'unica testimonianza dell'accusa ne sono scaturite un'assoluzione e una condanna agli indirizzi di uno stesso imputato per due diversi capi di imputazione.
Nonostante nessun reato di danneggiamento sia stato mai contestato, è stato riconosciuto un risarcimento danni per cinquemila euro al Comune di Corridonia costituitosi parte civile.
Da parte della difesa reazioni comunque positive sull'andamento dell'istruttoria dibattimentale che ha evidenziato con chiarezza l'inconsistenza dell'impianto accusatorio "ponendo le condizioni per una corretta valutazione dei fatti in sede di appello".

 

Corridonia, 3 marzo 2004. Una battaglia collettiva che ha visto protagonisti insieme cittadini e attivisti a difesa dei diritti dei migranti. Cinque capri espiatori per colpire quelle centinaia di persone che rivendicarono il diritto a resistere alla vergogna dei Cpt. Nessun Cpt da allora è più stato realizzato nelle Marche.


 

www.glomeda.org

IL COMUNICATO DEL CSOA MEZZA CANAJA

 

SULL ' ANTIPROIBIZIONISMO...

csamezzacanaja | 17 Settembre, 2007 21:07


  

La problematica e annosa questione del rapporto centri sociali [comunità ribelli]/sostanze psicoattive necessita oggi di una nuova definizione. Infatti l’antiproibizionismo, inteso semplicemente come legalizzazione delle “droghe”, medicalizzazione del consumo problematico-abuso e “riduzione del danno”, risulta essere nel contesto della società reale odierna un concetto se non da seppellire, quanto meno da superare.

Il proibizionismo, e di riflesso la questione antiproibizionista, qui ed ora –in una fase storica di ipercapitalismo dominata dal cosiddetto “pensiero unico” cui tutti devono uniformarsi o coattivamente essere assoggettati-, abbraccia tematiche che vanno ben oltre la mera discussione sulle “droghe”. Le strategie di controllo e disciplinamento sociale cui gli individui e per estensione la collettività sono vittime (e dove la produzione, la circolazione, lo scambio-spaccio e il consumo di sostanze psicotrope sia legali che illegali rappresentano la manifestazione fenomenica più chiara ed evidente)  non sono nient’altro che le forme in cui si appalesa l’essenza del dominio biopolitico.

Il biopotere d’altronde lo definiamo come potere sulla vita delle persone: gestione, utilizzazione e controllo del corpo umano.  E contro di esso si libera la nostra azione di r_esistenza quando rivendichiamo la vita… la vita piena, non alienata, soddisfatta nei bisogni, nei desideri e nelle passioni, salubre e felice.

 L'antiproibizionismo quindi non è una battaglia vertenziale, né un movimento culturale che si propone di riformare in senso liberale il dominio del capitale, né tantomeno  la scintilla che spalanca le porte ad un orizzonte rivoluzionario di cambiamento sociale; l’antiproibizionismo è un “modus operandi”, una metodologia di intervento politico attraverso cui veicolare un messaggio di libertà: libertà di scelta, di gestione, di autodeterminazione dei singoli individui rispetto al proprio corpo e al proprio tempo.

Libertà dei singoli che irrimediabilmente si trasforma da un punto di vista moltitudinario in un avanzamento, un miglioramento delle condizioni di esistenza, poiché sottrae corpi, strumenti e spazi alle strategie di comando, sorveglianza e controllo che necessariamente questo sistema dispiega per il proprio sostentamento e la propria riproduzione.

Questa scelta di libertà deve essere frutto della consapevolezza e della coscienza degli individui; coscienza e consapevolezza necessariamente realizzate non mediante una morale ancorché antitetica rispetto a quella repressivo-dominante, ma bensì grazie alla condivisione di informazioni, di “controcultura” e di autoformazione delle persone e dei gruppi in genere. Consapevolezza e coscienza non sono concetti da instillare come elisir di verità ma vanno costruite attraverso l’analisi soggettiva e collettiva e attraverso l’elaborazione politica.

La convinzione antiproibizionista dunque è una scelta di libertà… ma entro un margine ben definito.

Contro la retorica dell’esaltazione dello “sballo” e dello stato alterato di coscienza come atto rivoluzionario…

Contro le sostanze psicoattive eccitanti e performanti che ben si adattano ai ritmi della produzione capitalistica post-moderna…

Contro le sostanze devastanti in termini di salute che annientano i corpi, le menti e gli animi delle persone…

Contro lo spaccio di “droga”, forma demistificata della mercificazione e della speculazione che avviene ai danni degli individui, delle comunità e degli spazi sociali che rappresentano l’alternativa –o quanto meno la forma embrionale- di una società più giusta e migliore. Costruita in autonomia! In basso! A sinistra!

 CSOA  Mezza  Canaja

01/09/07 NASCE UN NUOVO SPAZIO SOCIALE, IL CSOA LUIGI FABBRI

csamezzacanaja | 13 Settembre, 2007 13:54

L’anomalia selvaggia dentro la città-fabbrica 

Meraviglia, stupore, felicità, sono forse queste le parole più adatte per descrivere la vita nel suo presentarsi al mondo. Un groviglio potente e virtuoso di passioni e necessità che dentro uno spazio-comune prendono forma; affermano una verità. E la verità è che nel pieno di una campagna legalitaria mai vista nell’Italia repubblicana - dove l’emergenza e lo stato d’eccezione diventano prima norma e poi programma politico da candidare alle elezioni - nei territori che si vorrebbero obbedienti ai dettami di “legge ed ordine” e devoti alla santa trinità del “produci, consuma crepa”, nascono delle “anomalie selvagge”. Spazi sottratti ai rapporti mercantili ed al valore di scambio cui ogni forma di relazione sociale è ormai ridotta. Istituzioni autonome che nascono e si riproducono dentro e contro i dispositivi disciplinanti delle città, dove nulla si muove, nulla succede, nulla cambia, se non lo decide il padrone di turno.  Ad oggi, la città si chiama Fabriano, il suo padrone Merloni e l’anomalia selvaggia CSOA Luigi Fabbri.

A questi nuovi compagni che hanno dato carne ai propri desideri organizzandoli in uno spazio autonomo ed occupato, rompendo così l’ordine che vige dentro la città-fabbrica, va tutta la nostra solidarietà. 

Le dita di una mano prese singolarmente sono deboli, ma tutte insieme sono un pugno! 

Comunità Resistenti Marche

 

6>16/09/07 NO DAL MOLIN FESTIVAL

csamezzacanaja | 07 Settembre, 2007 23:05

 

 

 

 

31/08/07 SKIZO - BROKEN DREAMS

csamezzacanaja | 30 Agosto, 2007 11:44

 


 

 
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