Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)
e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543
csamezzacanaja | 14 Marzo, 2008 03:40
csamezzacanaja | 14 Marzo, 2008 01:05
Da Via Vico a Via Marche
DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI!
La strada che ci ha condotti da Via Vico a Via Marche l’abbiamo percorsa in tre settimane, quelle stabilite tra noi, la famiglia di Djiallo, il proprietario e l’Amministrazione Comunale.Durante il percorso è emerso anche il caso di Leye e della sua famiglia, abitante sempre in Via Vico; stesso condominio, stesso proprietario … stesse condizioni di sfratto.Ieri, chiavi e casa sono state riconsegnate in cambio di altre chiavi e di altre due case, entrambi in Via Marche. Case belle, accoglienti, rispettose delle norme igienico/sanitarie e delle norme di sicurezza. Case in cui i figli di entrambe le famiglie avranno la possibilità di crescere in condizioni più che dignitose, senza che l’umidità ne minacci la salute.
Per quanto ci riguarda quello che si è ottenuto non è una semplice vittoria – benché importante – ma il passaggio da azioni di protesta essenzialmente di denuncia e di testimonianza, all’affermazione pratica di un diritto. Il passaggio - per una volta - da un piano simbolico ad uno squisitamente materiale, capace d’incidere qualitativamente nella vita di due famiglie. In termini più politici, la capacità di incidere nella realtà e di trasformarla.Questo è stato possibile perché Djaillo ha reso pubblico il suo problema, dandoci la possibilità di attivare tempestivamente le forme di lotta adeguate alla situazione.Il picchetto è stato un atto illegale necessario a ristabilire la legalità; il diritto all’abitare … alla casa.Il picchetto ha imposto alle parti di trattare ed ha fornito la possibilità all’AmministrazioneComunale di porsi come mediatore e garante della trattativa.Abbiamo spesso criticato anche aspramente e radicalmente, le politiche di chi governa questa città e continueremo a farlo, ma questa volta dobbiamo dare atto che l’Assessorato ai Servizi Sociali e soprattutto il dirigente comunale Maurizio Mandolini, hanno avuto in queste settimane un comportamento serio, tempestivo, efficace e rispettoso degli impegni pubblicamente presi.
Eppure, paradossalmente, è nella soluzione stessa che si annida il problema. L’emergenza abitativa di Djiallo e Leye - e di altre famiglie – è stata risolta dal comune affittando degli appartamenti da un privato di Roma per poi al medesimo costo – 500euro – riaffittarlo alle famiglie sotto sfratto. Bene, finché si tratta di emergenze, ma male, molto male, se l’emergenza diventa la normalità e le politiche abitative delle soluzioni per tamponare le continue crisi.
Ogni azione legislativa che Regione, Provincia e Comune attuano per sostenere chi si trova in difficoltà abitative (sostegno economico per mutui o affitti troppo alti, edilizia popolare o concordata, cooperative di autocostruzione, ecc) è cosa buona e giusta - oltre che un loro dovere - in quanto oltre ad aiutare le persone più indigenti, funge anche da calmiere per il mercato immobiliare. Il problema però, è che per affermare in maniera compiuta, sistematica, capillare e strutturale il diritto all’abitare - alla casa – è necessaria una radicale inversione di tendenza delle politiche abitative ed urbanistiche, capace, in primis, di smettere di considerare la casa una merce alle complete dipendenze di proprietari privati, immobiliaristi, speculatori, costruttori e dei loro lucri.
A Senigallia come in tutta Italia, serve un piano di edilizia pubblica e popolare, che dia la possibilità ad ogni singola persona – operaio, studente, precario, migrante, famiglie e coppie di fatto – di potersi permettere un’abitazione dignitosa, senza doversi indebitare con le banche, senza trovare un “terzo soggetto” che medi con il proprietario per calmierare l’affitto o senza fare ore ed ore di straordinari al lavoro, magari rischiando anche la vita. Un piano di edilizia pubblica e popolare vuol dire affermare una volontà tutta politica che miri a rovesciare i rapporti di forza per ora saldamente in mano al mercato immobiliare ed ai suoi commensali.
Per
quanto ci riguarda – nel nostro piccolo – continueremo a portare
avanti le lotte contro gli sfratti e per il diritto alla casa.
CSOA Mezza Canaja
Ambasciata Dei Diritti Senigallia
csamezzacanaja | 10 Marzo, 2008 15:12


csamezzacanaja | 06 Marzo, 2008 13:55
csamezzacanaja | 06 Marzo, 2008 13:21
CIVITANOVA - Nella mattinata di sabato oltre cinquanta attivisti tra
militanti del arrivati da tutta la regione, hanno occupato lo stabile
abbandonato dell'ex-liceo scientifico, antistante la statale adriatica. Insieme
ai militanti del Collettivo
Autonomo di Resistenza Sociale, resistenti arrivati dai centri
sociali di tutta la regione.
La nascita di un nuovo spazio sociale rappresenta il punto d'arrivo della
mobilitazione per l'affermazione di un percorso di
autonomia e autogestione a Civitanova Marche.
Già ad inizio dicembre scorso con l'occupazione temporanea dell'area
dell'ex-mattatoio, il Collettivo aveva denunciato lo stato di
degrado in cui versano gli spazi pubblici a Civitanova, ribadendo la necessità
di un loro recupero ad uso sociale. Quella iniziativa constrinse
l'amministrazione comunale di centro destra ad aprire un tavolo di trattativa,
conclusosi però senza esito, causa la malcelata volontà di prender tempo di
sindaco e assessori.
Da qui la scelta non più negoziabile di prendere possesso di uno spazio,
riqualificandolo dal basso e reclamando l'esigenza dell'autorganizzazione.
Da sabato proseguono il presidio degli attivisti e le attività di
recupero dello stabile. Per la giornata di martedì è previsto l'incontro con il
presidente della Provincia di Macerata, proprietaria della struttura.
- La
galleria fotografica dell'azione
IL COMUNICATO DEL COLLETTIVO AUTONOMO DI RESISTENZA SOCIALE
C'è chi pensa, "nei palazzi dorati" di Civitanova, che
l'autogestione degli spazi e delle idee siano pura utopia.
C'è chi cerca, con abili mosse da politicante, di convincerci che uno stabile
sia troppo per noi e che dovremmo accontentarci di "piccole stanze"
anche di fronte a grandi necessità; sorrisi e belle parole sprecati per coprire
l'arte del non rispondere, parole utili al temporeggiamento ingannevole,
inconsistente nella politica e nella cultura, nella speranza che "questi
ragazzi mollino!"
"Invece siamo ancora qui, pronti a rompervi i coglioni",
perchè da giovani, operai, studenti e precari a tempo indeterminato siamo
stanchi dell'indifferenza della politica istituzionale di fronte a necessità
evidenti, una politica che prevede solo cementificazione e mercificazione di
qualsiasi cosa.
La nostra ambizione è quella di praticare nuove forme di gestione della vita
privata dei rapporti sociali!
Che la gente sia partecipe delle decisioni che influiscono sulle vite di tutti,
che la gente impari ad amare il proprio territorio e a sollevarsi di fronte
all'ingiustizia.
L'organizzazione e la conseguente azione che ci porta oggi ad occupare un altro
stabile lasciato al derado ed in balia delle speculazioni politico-affariste, è
un atto di consapevolezza e determinazione in risposta al qualunquismo, al
disfattismo e all'apatia che regnano nella nostra società!
"Per questo, senza mai un lamento, siamo e saremo sempre in movimento,
padroni del nostro futuro, figli di queste terre" che sempre
difenderemo da politici e speculatori che tolgono case, precarizzano la vita,
militarizzano la città, "per difendere i ricchi brillanti dalla
povertà!"
Ma non sempre la gente sta a guardare!
Il futuro è qui e comincia adesso.
Collettivo Autonomo di Resistenza Sociale - Civitanova
csamezzacanaja | 24 Febbraio, 2008 21:05
csamezzacanaja | 18 Febbraio, 2008 19:35
LA CASA NON E’ UN LUSSO!
Bloccare gli sfratti si può!
Oggi, è stato impedito uno sfratto. Oggi, una famiglia ha ancora una casa.
Partiamo da qui, dato semplice ed elementare, una buona notizia – cosa rara – oltre che un importante risultato politico.
Non è cosa di tutti i giorni, e non lo è perché spesso ad essere sfrattati sono gli ultimi – italiani e non – e gli ultimi non hanno voce. Oggi, è accaduto il contrario, perché un uomo ci ha contattato ed ha avuto il coraggio di denunciare il proprio dramma. Noi ci siamo limitati ad esserne megafono.
Altri sfratti potranno essere impediti se e solo se chi subisce questi soprusi avrà il coraggio di renderli pubblici. Noi saremo di nuovo pronti a sostenerne la voce ed a lottare a loro fianco. Affianco di tutti, italiani e migranti, perché la casa è un diritto e non un lusso e la guerra tra poveri sono solo un favore fatto agli strozzini di turno.
Veniamo ai fatti. Dyjallo, senegalese, da 20 anni in Italia con regolare permesso di soggiorno, lavoratore (a cui la fabbrica ha lasciato in “dono” il 46% d’invalidità) e padre di due figli, uno di dieci mesi ed un altro in arrivo tra quattro mesi; dal marzo 2000 abitante a Senigallia, in Via Vico.
Di fronte all’esecuzione di sfratto attesa per lunedì 18 febbraio, ha contatto l’Ambasciata dei Diritti, mettendoci al corrente dell’ennesimo abuso attuato da un proprietario verso un inquilino. Grazie all’aiuto determinante del sindacato “Unione Inquilini”, ci siamo immediatamente attivati per impedire che una famiglia si trovasse senza un tetto.
Sabato 16 febbraio con un sit-in in Via Vico abbiamo reso pubblico l’abuso che si stava per compiere, denunciando ancora una volta la mancanza di una politica lungimirante, organica e popolare per la casa. Una politica che da sempre a Senigallia ha privilegiato gli interessi dei costruttori, dei proprietari ed il business delle agenzie immobiliari, come dalla Plage Sauvage del 2007 abbiamo più volte avuto modo di ribadire.
In seguito alla proposta arrivata domenica da parte dell’amministrazione comunale di eseguire le sfratto e contemporaneamente far ospitare la famiglia in un residance, abbiamo deciso di effettuare un picchetto antisfratto. Di comune accordo con la famiglia sotto sfratto e con l’Unione Inquini, abbiamo rifiutato la proposta in quanto pensiamo che le lacune delle politiche pubbliche non possono essere risolte con soluzioni pietiste, che né affermano diritti e né risolvono problemi. Ancora meno ci sembra accettabile che le falle del sistema pubblico vadano ad arricchire i proprietari alberghieri.
Lunedì 18 febbraio, dopo quasi tre ore picchetto in cui è stato impedito all’Ufficiale Giudiziario di compiere lo sgombero, siamo riusciti ad ottenere la sospensione dello sfratto, e tre settimane di tempo entro cui l’Assessorato ai Servizi Sociali si è impegnato a trovare un alloggio che sia dignitoso per una famiglia.
Quella d’oggi è stata una piccola/grande vittoria politica, non solo per Dyjallo e la sua famiglia o per noi, ma per tutta Senigallia; per tutti coloro che sono sotto sfratto, coloro che sono inseriti dentro interminabili liste d’attesa o che una casa non ce l’hanno … e perché la lotta paga!
Ci chiediamo quanti sfratti sono avvenuti ed avverranno nel silenzio generale senza che nessuno se n’accorga o che alzi la voce per impedirlo, perché senza il coraggio di rendere pubblica l’ingiustizia che si subisce non è possibile venirne a conoscenza, e quindi attivare le necessarie forme di lotta e di solidarietà.
Per questo attiviamo un numero antisfratto a cui tutti – italiani e migranti – possono rivolgersi: 340/7137543
CSOA Mezza Canaja - Ambasciata dei Diritti
csamezzacanaja | 14 Febbraio, 2008 21:25
csamezzacanaja | 05 Febbraio, 2008 19:36
csamezzacanaja | 05 Febbraio, 2008 19:08
Questa mattina gli attivisti del Csa Kontatto di Falconara Marittima e delle Comunità Resistenti delle Marche, hanno contestato il "convegno-farsa" organizzato dalla raffineria API dal titolo "Ambiente, Responsabilità e Territorio".
Leggi dal blog del CSA Kontatto
csamezzacanaja | 30 Gennaio, 2008 21:24
L’architetto, il politico e il mercato
L’architetto, il politico e il mercato: sono queste le tre figure che si sono confrontate e scontrate durante la seduta della seconda commissione urbanistica. Il primo è stato egregiamente rappresentato – e lo diciamo senza ironia –da Cervellati, il secondo dal Sindaco Luana Angeloni … e il terzo? Il terzo non c’era, eppure, nonostante la sua assenza ha sfidato a “sigolar tenzone” i primi due, costringendoli ad ammettere la resa. Sia chiaro, il mercato non è rappresentato né dai commercianti né dai banchi del centrodestra, anzi, il capitale finanziario è stato proprio colui che incarnandosi nei centri commerciali che circondano la città storica, ha distrutto gli esercenti, obbligandoli alla fuga. Nello stesso modo in cui il mercato edilizio – la rendita immobiliare – ha “sfrattato” i ceti popolari dal centro storico, senza dargli neanche in cambio una casetta al mare – senza termosifone – perché quest’ultima è lasciata vuota nove mesi l’anno e poi affittata con prezzi delinquenziali ai turisti.
Durante la Plage Sauvage ’07 – al di la dei metodi – abbiamo cercato di delineare chi comanda in città; chi, oggi, detiene il potere sovrano. La risposta è il capitale finanziario: banche, grandi imprenditori, bande del mattone, agenzie immobiliari. Sono costoro ad avere in mano la città. Sono costoro a determinare i costi delle case, la nascita di centri commerciali e la conseguente mobilità urbana.
La presentazione del piano Cervellati ne è la conferma. Sia per l’architetto che per il nostro Sindaco – pur con intensità diverse – l’obbiettivo primario del piano è il ripopolamento del centro storico. Eppure, è stato lo stesso Cervellati a dire che sarà già un miracolo se si riuscirà a mantenere i numeri attuali (circa duemila abitanti), perché ovunque - in tutta Italia - le persone sono in fuga dai centri storici, in quanto i costi per affittare o comprare una casa sono troppo alti, i prezzi delle merci nei supermercati sono invece più bassi e le strade sono sempre più congestionate dal traffico. E’ il mercato che lo vuole, e contro la sua volontà nulla possono gli architetti ed i politici.
Lo scopo – ammesso solo sotto voce – del piano Cervellati non è solo quello di ridare storia, memoria ed identità ad una città, ma è trasformare storia, memoria ed identità in merce, in un prodotto estetico, in un simulacro; in un falso storico capace d’evidenziare i lati monumentali della città in modo da ripopolare il centro tramite il turismo. Il centro storico – al di la della stessa volontà dell’architetto – diventerà un supermercato della memoria, un ammaliante scaffale della storia, un’esposizione del monumento/merce, con lo scopo d’estendere l’afflusso economico/turistico oltre i tre mesi estivi. Dentro questo nuovo spazio tutto artificiale, le botteghe destinate a sopravvivere saranno solo quelle che sapranno offrire oggetti o servizi “tipici” e/o “caratteristici”; in poche parole tutto ciò che non si trova in un qualsiasi centrocommerciale.
Sicuramente la nostra città sarà più bella, e la bellezza è sempre “cosa buona e giusta”, ma i problemi del centro storico resteranno tutti in piedi, finché non vi sarà un intervento politico radicale, capace di affermare:
Il diritto alla casa, favorendo in maniera chiara l’edilizia concordata ed a canone sociale, soprattutto in centro storico.
La restituzione alla cittadinanza per fini pubblici e sociali di strutture come il cinema Rossini, la caserma della Celere e le proprietà della Curia.
Una mobilità urbana che tolga centralità all’automobile. In una città dove quasi venti persone sono morte per smog, pensare di costruire ovunque parcheggi e quindi incentivare l’uso di mezzi privati è semplicemente masochista.
Connettere tra loro e se possibile aumentare, gli spazi di verde pubblico.
Infine, propedeutico a tutto ciò, sarebbe dare forme e strumenti ai cittadini per incidere sulle scelte politiche. Partecipare vuol dire capacità reale di trasformare le cose e non essere informati sulle decisioni prese, come invece continua ad accadere.
CSOA Mezza Canaja
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