Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)
Dalla stazione FS: autobus linea 2 (direzione lungomare levante ciarnin) e linea 4 (lungomare levante marzocca)
Dall' autostrada: uscita casello SENIGALLIA, dopo lo svincolo girare a destra (est),proseguire sempre dritti direzione LUNGOMARE, dopo il sottopassaggio davanti alla ROTONDA A MARE girare a destra (sud) e proseguire per circa 4 Km
e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
www.myspace.com/mezzacanaja
NUMERO ANTISFRATTO: 366/1699739
csamezzacanaja | 14 Marzo, 2008 23:42
FALCONARA
- Ernesto
Cimino,
ufficiale della polizia penitenziaria, tra i 44 agenti e medici
coinvolti nel processo
per le torture nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 di
Genova, compariva tra i candidati in corsa alle prossime elezioni
amministrative. Lo si era appreso dalla stampa locale, nel giorno
stesso in cui arrivava da parte dei Pm titolari dell'inchiesta su
Bolzaneto, la richiesta di condanna a 76 anni di carcere per gli
accusati in un processo comunque inevitabilmente destinato a finire
in prescrizione. Dopo
le pressioni immediate seguite all'annuncio di una figura così
impresentabile, dallo stesso interessato è stata confermata la
notizia del ritiro della propria candidatura.
- Approfondimenti
sul blog del Csa
Kontatto
Ricette
elettorali per la questione sicurezza
- Il
comunicato diffuso dal Csa Kontatto
[...]
Bolzaneto:
un processo nato morto
- Vai allo speciale a cura di Global
Project
csamezzacanaja | 14 Marzo, 2008 03:40
csamezzacanaja | 14 Marzo, 2008 01:05
Da Via Vico a Via Marche
DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI!
La strada che ci ha condotti da Via Vico a Via Marche l’abbiamo percorsa in tre settimane, quelle stabilite tra noi, la famiglia di Djiallo, il proprietario e l’Amministrazione Comunale.Durante il percorso è emerso anche il caso di Leye e della sua famiglia, abitante sempre in Via Vico; stesso condominio, stesso proprietario … stesse condizioni di sfratto.Ieri, chiavi e casa sono state riconsegnate in cambio di altre chiavi e di altre due case, entrambi in Via Marche. Case belle, accoglienti, rispettose delle norme igienico/sanitarie e delle norme di sicurezza. Case in cui i figli di entrambe le famiglie avranno la possibilità di crescere in condizioni più che dignitose, senza che l’umidità ne minacci la salute.
Per quanto ci riguarda quello che si è ottenuto non è una semplice vittoria – benché importante – ma il passaggio da azioni di protesta essenzialmente di denuncia e di testimonianza, all’affermazione pratica di un diritto. Il passaggio - per una volta - da un piano simbolico ad uno squisitamente materiale, capace d’incidere qualitativamente nella vita di due famiglie. In termini più politici, la capacità di incidere nella realtà e di trasformarla.Questo è stato possibile perché Djaillo ha reso pubblico il suo problema, dandoci la possibilità di attivare tempestivamente le forme di lotta adeguate alla situazione.Il picchetto è stato un atto illegale necessario a ristabilire la legalità; il diritto all’abitare … alla casa.Il picchetto ha imposto alle parti di trattare ed ha fornito la possibilità all’AmministrazioneComunale di porsi come mediatore e garante della trattativa.Abbiamo spesso criticato anche aspramente e radicalmente, le politiche di chi governa questa città e continueremo a farlo, ma questa volta dobbiamo dare atto che l’Assessorato ai Servizi Sociali e soprattutto il dirigente comunale Maurizio Mandolini, hanno avuto in queste settimane un comportamento serio, tempestivo, efficace e rispettoso degli impegni pubblicamente presi.
Eppure, paradossalmente, è nella soluzione stessa che si annida il problema. L’emergenza abitativa di Djiallo e Leye - e di altre famiglie – è stata risolta dal comune affittando degli appartamenti da un privato di Roma per poi al medesimo costo – 500euro – riaffittarlo alle famiglie sotto sfratto. Bene, finché si tratta di emergenze, ma male, molto male, se l’emergenza diventa la normalità e le politiche abitative delle soluzioni per tamponare le continue crisi.
Ogni azione legislativa che Regione, Provincia e Comune attuano per sostenere chi si trova in difficoltà abitative (sostegno economico per mutui o affitti troppo alti, edilizia popolare o concordata, cooperative di autocostruzione, ecc) è cosa buona e giusta - oltre che un loro dovere - in quanto oltre ad aiutare le persone più indigenti, funge anche da calmiere per il mercato immobiliare. Il problema però, è che per affermare in maniera compiuta, sistematica, capillare e strutturale il diritto all’abitare - alla casa – è necessaria una radicale inversione di tendenza delle politiche abitative ed urbanistiche, capace, in primis, di smettere di considerare la casa una merce alle complete dipendenze di proprietari privati, immobiliaristi, speculatori, costruttori e dei loro lucri.
A Senigallia come in tutta Italia, serve un piano di edilizia pubblica e popolare, che dia la possibilità ad ogni singola persona – operaio, studente, precario, migrante, famiglie e coppie di fatto – di potersi permettere un’abitazione dignitosa, senza doversi indebitare con le banche, senza trovare un “terzo soggetto” che medi con il proprietario per calmierare l’affitto o senza fare ore ed ore di straordinari al lavoro, magari rischiando anche la vita. Un piano di edilizia pubblica e popolare vuol dire affermare una volontà tutta politica che miri a rovesciare i rapporti di forza per ora saldamente in mano al mercato immobiliare ed ai suoi commensali.
Per
quanto ci riguarda – nel nostro piccolo – continueremo a portare
avanti le lotte contro gli sfratti e per il diritto alla casa.
CSOA Mezza Canaja
Ambasciata Dei Diritti Senigallia
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