Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)
Dalla stazione FS: autobus linea 2 (direzione lungomare levante ciarnin) e linea 4 (lungomare levante marzocca)
Dall' autostrada: uscita casello SENIGALLIA, dopo lo svincolo girare a destra (est),proseguire sempre dritti direzione LUNGOMARE, dopo il sottopassaggio davanti alla ROTONDA A MARE girare a destra (sud) e proseguire per circa 4 Km
e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
www.myspace.com/mezzacanaja
NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543
csamezzacanaja | 30 Gennaio, 2008 21:24
L’architetto, il politico e il mercato
L’architetto, il politico e il mercato: sono queste le tre figure che si sono confrontate e scontrate durante la seduta della seconda commissione urbanistica. Il primo è stato egregiamente rappresentato – e lo diciamo senza ironia –da Cervellati, il secondo dal Sindaco Luana Angeloni … e il terzo? Il terzo non c’era, eppure, nonostante la sua assenza ha sfidato a “sigolar tenzone” i primi due, costringendoli ad ammettere la resa. Sia chiaro, il mercato non è rappresentato né dai commercianti né dai banchi del centrodestra, anzi, il capitale finanziario è stato proprio colui che incarnandosi nei centri commerciali che circondano la città storica, ha distrutto gli esercenti, obbligandoli alla fuga. Nello stesso modo in cui il mercato edilizio – la rendita immobiliare – ha “sfrattato” i ceti popolari dal centro storico, senza dargli neanche in cambio una casetta al mare – senza termosifone – perché quest’ultima è lasciata vuota nove mesi l’anno e poi affittata con prezzi delinquenziali ai turisti.
Durante la Plage Sauvage ’07 – al di la dei metodi – abbiamo cercato di delineare chi comanda in città; chi, oggi, detiene il potere sovrano. La risposta è il capitale finanziario: banche, grandi imprenditori, bande del mattone, agenzie immobiliari. Sono costoro ad avere in mano la città. Sono costoro a determinare i costi delle case, la nascita di centri commerciali e la conseguente mobilità urbana.
La presentazione del piano Cervellati ne è la conferma. Sia per l’architetto che per il nostro Sindaco – pur con intensità diverse – l’obbiettivo primario del piano è il ripopolamento del centro storico. Eppure, è stato lo stesso Cervellati a dire che sarà già un miracolo se si riuscirà a mantenere i numeri attuali (circa duemila abitanti), perché ovunque - in tutta Italia - le persone sono in fuga dai centri storici, in quanto i costi per affittare o comprare una casa sono troppo alti, i prezzi delle merci nei supermercati sono invece più bassi e le strade sono sempre più congestionate dal traffico. E’ il mercato che lo vuole, e contro la sua volontà nulla possono gli architetti ed i politici.
Lo scopo – ammesso solo sotto voce – del piano Cervellati non è solo quello di ridare storia, memoria ed identità ad una città, ma è trasformare storia, memoria ed identità in merce, in un prodotto estetico, in un simulacro; in un falso storico capace d’evidenziare i lati monumentali della città in modo da ripopolare il centro tramite il turismo. Il centro storico – al di la della stessa volontà dell’architetto – diventerà un supermercato della memoria, un ammaliante scaffale della storia, un’esposizione del monumento/merce, con lo scopo d’estendere l’afflusso economico/turistico oltre i tre mesi estivi. Dentro questo nuovo spazio tutto artificiale, le botteghe destinate a sopravvivere saranno solo quelle che sapranno offrire oggetti o servizi “tipici” e/o “caratteristici”; in poche parole tutto ciò che non si trova in un qualsiasi centrocommerciale.
Sicuramente la nostra città sarà più bella, e la bellezza è sempre “cosa buona e giusta”, ma i problemi del centro storico resteranno tutti in piedi, finché non vi sarà un intervento politico radicale, capace di affermare:
Il diritto alla casa, favorendo in maniera chiara l’edilizia concordata ed a canone sociale, soprattutto in centro storico.
La restituzione alla cittadinanza per fini pubblici e sociali di strutture come il cinema Rossini, la caserma della Celere e le proprietà della Curia.
Una mobilità urbana che tolga centralità all’automobile. In una città dove quasi venti persone sono morte per smog, pensare di costruire ovunque parcheggi e quindi incentivare l’uso di mezzi privati è semplicemente masochista.
Connettere tra loro e se possibile aumentare, gli spazi di verde pubblico.
Infine, propedeutico a tutto ciò, sarebbe dare forme e strumenti ai cittadini per incidere sulle scelte politiche. Partecipare vuol dire capacità reale di trasformare le cose e non essere informati sulle decisioni prese, come invece continua ad accadere.
CSOA Mezza Canaja
csamezzacanaja | 25 Gennaio, 2008 17:43
Considerazioni sul piano CeRVELLATI
Il
centro storico di Senigallia fu colpito dal terribile terremoto del 1930,
perdendo così parte del suo patrimonio architettonico e culturale. Il terremoto
segnò la fine di un’epoca e di un’immagine: molti i monumenti crollati o
abbattuti, tantissimi gli edifici scapitozzati degli ultimi piani, scorticati
dell’intonaco e in parte mutilati delle decorazioni litoidi, sostituite da
anonime fasce di cemento.
Il
commercio, che in passato, per la presenza del mercato, delle fiere, delle
botteghe artigiane e dei negozi, era l’elemento caratterizzante del centro
storico, è entrato in crisi.
Il Piano Particolareggiato proposto dall’Architetto Cervellati interviene in attuazione del piano regolatore generale sull’area del centro storico, con lo scopo di ripristinarne la ricchezza monumentale e la vivacità perduta.
Considerazioni:
1)
In linea teorica, riteniamo ineludibile la
necessità e il dovere in un paese come l’Italia, di conservare/ mantenere viva
la leggibilità delle città storiche, in quanto punto di forza e unicità
artistico-architettonica - a volte perduta - di numerose città italiane.
In realtà la proposta di “riconferire al centro la perduta
magnificenza”, nasconde all’atto pratico quello che viene descritto anche
dall’Arch. Ceccarelli come “l’idealizzazione
di una fotografia, l’ologramma della Senigallia di fine ‘800”, riproposta
attraverso interventi quali falsi storici ed esercizi intellettuali
arbitrariamente determinati, che non hanno nessun riscontro funzionale o di interesse
pubblico da parte dei cittadini.
Nel particolare, l’idea di
restituire ad alcuni edifici le volumetrie originarie non e’ cosa da poco (sia
concettualmente che concretamente) e proprio per questo non dovrebbe essere
fatto senza il convinto consenso dei senigalliesi.
D’altra parte c’è un’accesa
discussione sulla ricostruzione del ghetto ebraico di Piazza Simoncelli
descritta dall’Arch. Cervellati come un “vuoto,
una lacerazione, uno sbilanciamento compositivo degli spazi aperti del centro”.
Totalmente in accordo con la
cittadinanza che si è espressa sulla questione e in disaccordo con gli
architetti Capodonico e Gasparetti (che sostengono che la città e’ fatta anche
di vuoti architettonici), pensiamo che in realtà Piazza Simoncelli non sia un
vuoto, ma che essa abbia assunto la sua funzione di luogo della memoria, e che
quindi non ci sia la possibilità di ricostruire il ghetto.
Per citare il prof. Baldetti, ”la freccia del tempo non torna indietro e cio’che
scompare definitivamente non può essere ricostruito se non attraverso la
falsificazione”.
Infine come giustamente afferma
il prof. Baldetti, oggi Piazza Simoncelli svolge un’importante funzione a
livello igienico sanitario, di illuminazione e ventilazione.
Al contrario ciò di cui avrebbe
bisogno la città storica sarebbero interventi tesi a migliorare la leggibilità
e l’identificabilità delle stratificazioni temporali e del rapporto tra città
rinascimentale e impianto settecentesco; una migliore valorizzazione della
cinta muraria (recentemente danneggiata anche dagli interventi sul ponte del
Portone) e delle porte di accesso alla città (come Porta Lambertina);
l’eliminazione delle funzioni non compatibili come la caserma del reparto
celere; una migliore trattazione del verde pubblico; la restituzione delle
proprietà della curia all’attività residenziale; il ritorno alla pubblica
utilità dell’Arena Italia e dell’ex cinema Rossini (quest’ultimo finito nelle
mani di non si sa chi).
Riteniamo invece valida ed
utile la parte analitica del piano, così come la localizzazione dei parcheggi
interrati e gli interventi già realizzati come il restauro del Foro Annonario,
Piazza Manni, Via Carducci e Piazza dell’Oca.
2)
Altro argomento complesso del Piano
Particolareggiato è la funzione da “attribuire” al centro storico.
Cervellati propone di “frenare lo spopolamento del centro […]e la
rivitalizzazione delle attività commerciali”. La domanda nasce spontanea:
Come può una giunta pensare di ridare vita ad un centro storico, quando furono
le stesse scelte di un governo di centro-sinistra (vedi la localizzazione
dell’area del centro commerciale) a determinare l’irreversibile e lenta agonia
di quello che dovrebbe essere il polo calamitante dell’intera attività sociale,
commerciale e culturale della città di Senigallia?
La localizzazione dell’area
commerciale del Cityper ha segnato, di fatto, la morte del Centro storico di
Senigallia!
Una scelta opportunistica,
paralizzante e irreversibile che vanta il predominio degli interessi economici
dell’una e dell’altra parte in gioco: gli investitori che si sono tuffati in
una così appetibile possibilità di garantirsi introiti per il resto della vita,
e la Giunta
comunale che si è apprestata a quest’operazione di grande portata con il fine
di ottenere grandi quantità di denaro provenienti dalla vendita del terreno e
dagli oneri di urbanizzazione. Una scelta che ha inciso negativamente sulla
funzionalità dei singoli quartieri della città, portando alla creazione di quel
grande polo magnetico che è l’area commerciale, capace ormai di creare flussi
di traffico unidirezionali da e per il centro commerciale stesso.
In conclusione, affermiamo che il futuro del centro storico, nonostante la reale necessità di ripopolamento e di recupero della funzione commerciale, e’ già stato compromesso. Per lo stesso motivo, non capiamo come si possa parlare di questo progetto come “un’occasione di rinascita e di sviluppo”, in quanto ciò che si è sempre considerato il cuore della città non esiste più, perché non è più centrale nella vita quotidiana dei cittadini.
CSOA Mezza Canaja
csamezzacanaja | 24 Gennaio, 2008 16:28

csamezzacanaja | 23 Gennaio, 2008 16:29
CSOA MEZZA CANAJA
Venerdì 25 Gennaio – h. 21:30
Presenta:
NAPOLI ‘008
FINO
ALL’ULTIMO RESPIRO!
Testimonianze
dall’insurrezione della monnezza.

Da 15 anni
un comitato d’affari composto da camorra, imprenditori e politici tiene in
scacco la Campania,
lucrando sulla salute e sulla vita della sua popolazione.
Da 15 anni
tramite il commissariamento e lo sperpero di denaro pubblico s’impedisce ogni
soluzione alla crisi dei rifiuti.
Oggi, a
Napoli si vive un momento di totale delegittimazione del potere istituzionale
che si esplicita in un’insubordinazione sociale che non ha precedenti nella
storia recente di questo paese. Nulla è stato risparmiato: governi centrali e
locali, attività produttive di ogni tipo (anche quelle camorristiche) organi
della repressione e dell'informazione, rappresentanza politica e sociale.
Oggi, a Napoli,
grazie al lavoro certosino fatto in questi anni dalla Rete Campana Salute e
Ambiente - gli unici a mettere in discussione l’intero piano rifiuti ed a
connettere le lotte, rompendo i vari localismi - si sta riuscendo a costruire
un’alternativa concreta al fallimento della politica ufficiale.
Solidarietà alla popolazione campana! Bassolino a casa!
- Per capire cosa sta accadendo a Napoli.
- Per capire come un’intera comunità si è organizzata per difendere il proprio territorio e la propria salute.
- Per rompere il muro di menzogne che giornali e TV hanno costruito dietro i blocchi e gli scontri di pianura e di quarto.
Incontro pubblico con:
- Giovanni
Pagano (Laboratorio occupato Insurgencia” - Napoli Nord).
- attivisti della “Rete Campana salute e Ambiente”
Link:
"L'eccedenza e l'immondizia" di Marcello Tarì
http://www.globalproject.info/art-14483.html
http://www.globalproject.info/art-12822.html
http://www.globalproject.info/art-13621.html
csamezzacanaja | 19 Gennaio, 2008 16:24
Il 24 dicembre siamo scesi in piazza per manifestare, con un sit-in umile
e silenzioso, contro le morti bianche, raccogliendo
l’appello lanciato dagli operai della Thyssenkrupp
a mantenere viva l’attenzione su un dramma costante e senza fine.
Speravamo che l’attenzione della stampa, le parole
ferme dei politici e la solidarietà delle istituzioni dello Stato, potessero
essere un incentivo alla risoluzione del problema o almeno, all’impegno perché
certi fatti non riaccadessero.
Ovviamente, la speranza era debole, ma sopportare
nuovamente altri due operai morti a Venezia (Porto di Marghera), mentre
svolgevano il loro lavoro è impossibile.
Impossibile è accettare la sistematica violazione
delle norme poste a sicurezza dei lavoratori, impossibile è accettare di dover
pensare che alla sera si possa non tornare a casa da una giornata lavorativa.
Di pochi giorni fa la scoperta della indecente
lettera della dirigenza Thyssenkrupp che addossava le colpe dell’incidente alla
mancanza di attenzione e tempismo degli operai; in poche parole gli operai se
la sarebbero cercata!
Sempre di pochi giorni fa la sospensione di tre
giorni per un operaio di Bergamo delle officine Pilenga, che, con senso di
responsabilità, aveva denunciatola mancanza di controlli e sicurezza in
fabbrica. Ed è di queste ore la notizia che un ragazzo è caduto dal tetto di
un’azienda di Belvedere Ostrense, la
Tecnos, ma per fortuna nonostante un volo di sei metri, si è
salvato.
Inutili le parole e le promesse dei soliti politici
fino a quando non sarà ridata centralità e rispetto al lavoratore, sempre più
relegato ai margini di una società che insegue il profitto anche a discapito
della vita umana.
Esprimiamo ancora una volta la sincera solidarietà
nei confronti dei lavoratori e delle famiglie degli operai caduti, ma anche la
vicinanza, senza se e senza ma, a tutti quei metalmeccanici che in questi
giorni stanno scioperando e lottando per il rinnovo del contratto e per la
dignità che gli spetta.
“Di
lavoro si muore perché di precarietà si vive!”
CSOA Mezza Canaja
(Senigallia)
csamezzacanaja | 16 Gennaio, 2008 02:02
csamezzacanaja | 13 Gennaio, 2008 15:16
LA CASA E' UN DIRITTO!
“NON PREOCCUPARTI PER IL FUTURO...NON CE L'HAI !!”
Lo sgombero delle case in “Piazzale Nino Bixio”, che ha subito conquistato le prime pagine della cronaca(Corriere Adriatico, il Messaggero), riteniamo sia meritevole di una considerazione complessiva sulla problematica locale della casa. Ci domandiamo innanzitutto se la lotta al degrado e all'emarginazione è corretto combatterla con soluzioni quali quelle degli sgomberi, che altro risultato non hanno, se non quello di rigettare persone in mezzo alla strada, per altro in pieno inverno. Questa domanda è rafforzata se si considerano quei casi in cui le abitazioni sono oggetto di ristrutturazione da parte degli stessi abitanti, proprio per consentire una vivere decoroso e civile, spia di un tentativo di integrazione e di uscita dalle condizioni di emarginazione e degrado. Insomma, tutt’altro che atti delinquenziali e pericolosi. Gli sgomberi e il clima di paura e diffidenza, che così si instaurano, acutizzano piuttosto che risolvere, quella che veramente è un'emergenza sociale, vale a dire, l'impossibilità di garantire un diritto importantissimo quale quello alla casa.
Certo, occupare una casa è illegale e lo è anche allacciarsi abusivamente al gas e all’elettricità. E’, però, altrettanto illegale affittare case in nero, costringendo a vivere in dieci in appartamenti la cui abitabilità è calcolata per tre o quattro persone. E’ illegale fa lavorare in nero e con paghe da fame delle persone, meglio se clandestine in modo da essere ancora più ricattabili. E’ poi vergognoso sfruttare la miseria e la disperazione altrui per lucrarci sopra e contemporaneamente per rendere più ricattabili i lavoratori italiani che per “reggere la concorrenza” devono mediare a ribasso su diritti, salari e sicurezza. Può l’Edra Costruzioni chiedere il ripristino della legalità, quando da decenni specula sul territorio cittadino? E’ la speculazione edilizia e sulla casa a creare l’emergenza abitativa che a sua volta è causa di occupazioni abusive e non il contrario. Intervenire sugli effetti invece che sulle cause, vuol dire semplicemente creare dei grandi eventi mediatici che nulla risolvono; vuol dire gettare fumo negli occhi a tutti noi. Della serie, forti coi deboli e deboli coi forti!
Durante la “Plage Sauvage” dell'agosto scorso, abbiamo denunciato le politiche urbanistiche e abitative del comune, in quanto poco mirate all'attenzione al risolvere i problemi sociali e sempre troppo tese a
favorire l'imprenditoria e alle sue speculazioni. Liquidare così un dramma, dirottandolo sulle problematiche della sola immigrazione, dell'ordine pubblico e degli sgomberi, non ci permette di cogliere una realtà che vuole Senigallia una delle città ad “alta tensione abitativa”, con più di duecento domande nelle liste per l'assegnazione delle case popolari e che riguardano tantissime famiglie italiane e straniere. E' proprio in conseguenza di questo che le occupazioni, quando riferite a case o stabilimenti sfitti, che non rientrano tra quelli di assegnazione e non generano guerre tra poveri, presentano tutto l'opposto di un problema, ma un percorso teso alla rivalorizzazione ed alla riutilizzazione di spazi abbandonati, utilizzando tale patrimonio – altrimenti lasciato al degrado - come ancora di salvezza per cittadini italiani e stranieri che altrimenti difficilmente troverebbero risposte dalle istituzioni.
La realtà, in questo caso, ci dice che non c’è nessuna “emergenza criminalità” ed il solo risultato dello sgombero è di continuare ad avere case senza gente e gente senza case.
CSOA Mezza Canaja
Ambasciata Dei Diritti
csamezzacanaja | 06 Gennaio, 2008 15:31
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