Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)
Dalla stazione FS: autobus linea 2 (direzione lungomare levante ciarnin) e linea 4 (lungomare levante marzocca)
Dall' autostrada: uscita casello SENIGALLIA, dopo lo svincolo girare a destra (est),proseguire sempre dritti direzione LUNGOMARE, dopo il sottopassaggio davanti alla ROTONDA A MARE girare a destra (sud) e proseguire per circa 4 Km
e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
www.myspace.com/mezzacanaja
NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543
csamezzacanaja | 26 Dicembre, 2007 18:16
al centro
dello shopping natalizio, nel giorno della vigilia di natale, abbiamo deciso di
mantenere alta l'attenzione su una tragedia italiana che miete vittime più
della guerra, ovvero, il lavoro.
Quello che
segue è il comunicato distribuito durante il presidio in piazza roma.

DI LAVORO SI
MUORE …
Perché DI PRECARIETà SI VIVE!
C’è voluta una vera e propria strage per ricordarci che nel nostro paese di lavoro si muore.
Questi morti e questi feriti sono operai, e non erano in guerra, ma stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro per procurarsi da vivere per se e per le proprie famiglie.
Se guardiamo i dati vediamo che dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, in Italia, i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100, una media di 4 morti al giorno … cifre da guerra civile! (Fonte: “Il sole 24 ore”).
Si, c’è voluta una strage per dare alle morti bianche quella “prima pagina” che generalmente è occupata dalla morbosità della cronaca nera o rosa.
La vita dei lavoratori vale meno del loro
prodotto e del costo di un’assunzione regolare e di un corso di
formazione professionale;
Le imprese negli ultimi quindici anni hanno
aumentato del 90% le loro entrate, i salari non sono aumentati più del 10%. Eppure,
sentiamo costantemente parlare della centralità della famiglia ma poi i
lavoratori, stritolati dalla precarietà e da salari bassi, sopratutto i più
giovani, ma non solo, sono impossibilitati a programmare la loro vita,
trovare casa, farsi una famiglia. Si parla della necessità di tutelare e di
difendere la vita, salvo poi scordarsene quando il problema riguarda il
profitto e la produzione. Si denuncia ovunque l’emergenza sicurezza, ma di che
sicurezza si parla quando per guadagnarsi da vivere si rischia la vita?!
Ora, politici ed industriali fanno a gara per chi è più dispiaciuto – la Thyssenkrupp nonostante abbia le mani sporche di sangue, ha anche la faccia tosta di portare corone di fiori ai funerali degli operai – ma sono loro i primi responsabili di questo stillicidio quotidiano. Loro, con il “pacchetto Treu” e la “legge 30” . Loro, che invocano ed ottengo quotidianamente più produttività, più competitività, più profitti (da tenersi ben stretti). Loro, che impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili; che affossano ogni tipo di contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori, rendendoli ricattabili sia sul salario che sulla stabilità del posto di lavoro.
Anche i vertici sindacali non sono esenti da responsabilità, in quanto accettando le logiche concertative si sono sostanzialmente trasformati in soggetti di mediazione, utili al padronato per soffocare ogni forma di autonomia e di conflittualità operaia.
Ed anche quando i metalmeccanici manifestano per il rinnovo del contratto, come è avvenuto questo martedì a Milano, la risposta sono i nasi rotti dalle manganellate della polizia.
Degli operai ce se ne accorge solo quando ne muore qualcuno, allora fa scandalo, il giorno dopo ne parlano tutti e poi su di noi ricade il silenzio”. Per questo, oggi, lunedì 24 dicembre, abbiamo deciso di rispondere al grido lanciato dagli operai di Torino e di farlo con un semplice sit-in, silenzioso e rispettoso del dolore, per dare il nostro umile contributo a far si che quello che è successo invece di cadere nel dimenticatoio, possa indignare le coscienze di tutti.
Esprimiamo la nostra più sentita solidarietà a tutte le famiglie di quei lavoratori che ogni giorno cadono per guadagnarsi da vivere.
CSOA Mezza Canaja
csamezzacanaja | 15 Dicembre, 2007 19:43
csamezzacanaja | 15 Dicembre, 2007 19:42
PER PRENOTAZIONI TEL 333 1295984 ENTRO IL 23 DICEMBRE
csamezzacanaja | 15 Dicembre, 2007 19:37
csamezzacanaja | 15 Dicembre, 2007 19:36
GIOVEDI 20 DICEMBRE
ALLE ORE 21:30
presenta il libro:
MAMADOU VA A MORIRE
La strage dei clandestini nel Mediterraneo
di e con Gabriele Del Grande
Un viaggio affascinante sulle rotte dell’immigrazione, attraverso le storie di chi ce l’ha fatta e di chi purtroppo è perito, per un sogno chiamato Europa
Dopo un fine settimana caratterizzato da sette sbarchi nella sola isola di Lampedusa e dall’arrivo di oltre 400 migranti clandestini, si ripropone con forza all’opinione pubblica e alla stampa nazionali la questione dei disperati in fuga dai loro Paesi alla ricerca di un futuro migliore.
Infinito edizioni propone questo incredibile reportage, scritto seguendo, per più di 18.000 chilometri, le rotte dei migranti clandestini.
Mamadou va a morire racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo.
Dal 1988 almeno 10.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia.
Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo.
"Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare. Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui “candidati” all’emigrazione clandestina" (dall’introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo)
csamezzacanaja | 11 Dicembre, 2007 11:46
SI ORGANIZZA LA PARTENZA DA SENIGALLIA IN AUTOBUS
ORE 08:30 NEL PARCHEGGIO DEL CITYPER
PER INFO E PRENOTAZIONI :
333 1295984 mezzacanaja@yahoo.it
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