Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)
Dalla stazione FS: autobus linea 2 (direzione lungomare levante ciarnin) e linea 4 (lungomare levante marzocca)
Dall' autostrada: uscita casello SENIGALLIA, dopo lo svincolo girare a destra (est),proseguire sempre dritti direzione LUNGOMARE, dopo il sottopassaggio davanti alla ROTONDA A MARE girare a destra (sud) e proseguire per circa 4 Km
e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
www.myspace.com/mezzacanaja
NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543
csamezzacanaja | 26 Settembre, 2007 20:53

Aldilà della scontata ma non meno importante solidarietà ai condannati – la loro condanna è anche la nostra – vorremmo portare all’attenzione di tutti le situazioni poco trasparenti e le contraddizioni che hanno caratterizzato l’esito del processo.
Anzitutto la decisione è stata frutto di un giudizio politico, perché sin dall’inizio il giudice ha mostrato la chiara volontà di condannare i cinque imputati. Chi ha assistito alle numerose sedute del processo ha potuto constatare come il giudice si comportasse come un secondo pubblico ministero, passando spesso dalla parte di chi un giudizio lo deve formulare a quella di chi lo ha già formulato e va in cerca di conferme.
Ora, che cosa ci legittima a dire questo con un senso di oggettività?
I cinque sono stati condannati, tra l’altro, a risarcire 5000 euro di danni morali al Comune di Corridonia. Occorre però ricordare che cosa è avvenuto in quei giorni. Nessuno dei consiglieri comunali, né nella maggioranza, né nell’opposizione sapeva che durante la fatidica riunione del consiglio comunale si sarebbe discusso e in seguito espropriati dei terreni per costruire il CPT; né lo avrebbero saputo, perché l’esproprio era stato concordato di nascosto tra il sindaco e la ditta appaltatrice. La protesta ha fatto emergere la questione, e così i consiglieri comunali all’unanimità hanno deciso di votare contro la realizzazione del progetto.
Per ricapitolare, ecco come lo Stato ha ripagato una protesta che, tra l’altro, ha fatto emergere un giro illecito di denaro: attraverso una multa di 5000 euro per danni morali per la “rovina dell’immagine del Comune di Corridonia”, e anni di galera elargiti con molta leggerezza, senza che per altro sia mai emersa – neanche nella requisitoria finale del PM - una prova evidente che inchiodi inequivocabilmente gli imputati ai reati a loro contestati. Infine, strana coincidenza, la mattina del processo una chiamata anonima denuncia la presenza di una bomba in tribunale. Naturalmente la bomba non c’era, ma fatti di questo genere hanno molte affinità con vecchie strategie della tensione di moda qualche decennio fa in Italia. Così, oltre a creare un clima di maggiore astio fra le parti in causa, si è data la possibilità alla stampa di far articoli sensazionalisti, alludendo a facili associazioni di idee nelle menti dei lettori.
Insomma, è sempre pericoloso avere ragione quando lo Stato ha torto!
Di fronte alla dimostrazione della loro colpevolezza, le istituzioni italiane hanno reagito ancora una volta con il vecchio vizio di farla pagare cara a chi le ha messe sul tavolo degli imputati, dimostrando una cronica inettitudine all’autocritica e all’accettazione delle proprie colpe. Ma questa accusa, anziché intimorirci, conferma le nostre idee e alimenta la convinzione della giustezza delle nostre lotte.
Solidarietà ai compagni condannati, che quotidianamente insieme a tanti altri resistono all’istallazione di questi lager per migranti!
Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
vedi anche NO CPT. CONDANNATI PER AVER DIFESO I DIRITTI
e su glomeda
csamezzacanaja | 23 Settembre, 2007 15:09
Perchè avete votato ancora la sicurezza, la disciplina?!
"L’impennata securitaria che sta attraversando il nostro paese non tarda ad arrivare nemmeno nella piccola Senigallia. Esattamente come Milano, Bologna e Firenze -dove si pretendono misure di sicurezza contro lavavetri, migranti e graffitari, soggetti ritenuti pericolosi per la cittadinanza- anche a Senigallia la CDL propone di predisporre sistemi di sicurezza per i cittadini del Rione porto".
Dal canto suo, la maggioranza, trainata dai “buoni” DS, se
da una parte dice no alla postazione fissa della municipale, dall’altra, non
solo appoggia ma addirittura rende ufficiale la predisposizione della
videosorveglianza entro un mese, perché “… nel rione porto c’è bisogno di una
vigilanza continua”. E i soggetti da vigilare sono sempre i medesimi, quelli
che “… li risiedono troppo spesso in condizioni precarie, senza lavoro e anche
in clandestinità” come sottolinea Cicconi Massi. Come se essere precari e senza
casa fosse un reato penale; come se lo spaccio e lo sfruttamento fossero atti
illegali commessi solo nella zona del Rione porto. Del resto non sembra più
nemmeno tanto strano che vendere due canne venga punito molto più severamente
di quanto non lo siano le attività speculative che molti proprietari di
immobili perpetrano nei confronti degli extracomunitari che vivono in quella
zona.
Permettere di vivere in 10 in
un appartamento di 30 mq, pagando una quota a testa e in condizioni disastrose,
ci sembra molto più grave che bere una birra su una panchina. Ma soprattutto
quello che ci sembra ancora più grave è credere che attraverso l’installazione
della videosorveglianza, questi e tanti altri problemi senza dubbio esistenti
in via Carducci, possano essere risolti. Del resto anche Senigallia è soggetta
ad un progetto di città- vetrina che porta ad additare gli immigrati ed emanare
decreti che alimentano discriminazione e intolleranza; non analizzare le cause
strutturali che producono queste situazioni urbanisticamente problematiche, ci
sembra la scelta disperata di chi ha liberamente deciso di svendere la propria
città rimuovendo continuamente le emergenze sociali. Il vero pericolo
rappresentato da questa ondata securitaria, più che l’attuazione di meccanismi
di controllo e repressione, è quello della produzione di una paura del diverso
e di un opinione pubblica che tende ad abituarsi ai sistemi di controllo, anzi
a ritenerli gli unici in grado di garantire la risoluzione del problema.
Ci chiediamo se oltre a vedere chi le due canne le vende, l’amministrazione
riuscirà ad accorgersi di chi affitta case con prezzi esorbitanti; di chi non
stipula e quindi non registra contratti che possano mettere in sicurezza i
diritti di coloro che queste case le abitano; di chi affitta dimore che non
rispettano i canoni di sicurezza intesa come acqua, luce, gas a norma.
Ribadiamo per l’ennesima volta che la messa in funzione della videosorveglianza
non farà altro che aumentare la tensione senza risolvere nessuno dei grossi problemi
che costringono alla pratica dell’illegalità in cambio della sopravvivenza. La
costruzione di uno spazio interculturale attraversabile e vivibile da tutti
passa piuttosto per la conoscenza dei problemi e la contaminazione culturale
reciproca.
Non accetteremo le telecamere nel Rione porto perchè farlo significherebbe
accettare uno dei sistemi attraverso cui l’Impero controlla le nostre vite e
produce la guerra tra poveri, negando la vera sicurezza, quella dei diritti e
della dignità.
Ambasciata dei diritti
CSOA Mezza Canaja
csamezzacanaja | 22 Settembre, 2007 12:47

MACERATA - Si è chiuso questa mattina il processo a carico
dei cinque attivisti che presero parte alle manifestazioni No Cpt
a Corridonia.
Decine di manifestanti hanno partecipato al presidio all'esterno del
tribunale e poi presenziato all'interno dell'aula durante lo svolgimento
dell'udienza.
Tre ore di istruttoria seguite da due di camera di consiglio prima del
pronunciamento del giudice: una pesante sentenza di condanna "verso
i contenuti politici e sociali espressi collettivamente da una moltitudine che
ha scelto di prender parola contro la barbarie dei campi di detenzione".
Pur non essendo emersi rilievi indiziari a suffragio della
responsabilità penale degli imputati, il giudice ha proceduto con la condanna
per i reati di interruzione di pubblico servizio, lesioni e resistenza a
pubblico ufficiale per pene che arrivano fino a un anno e quattro mesi
di reclusione.
Incongruenze nello stesso pronunciamento, in quanto dalle risultanze di
un'unica testimonianza dell'accusa ne sono scaturite un'assoluzione e una
condanna agli indirizzi di uno stesso imputato per due diversi capi di
imputazione.
Nonostante nessun reato di danneggiamento sia stato mai contestato, è
stato riconosciuto un risarcimento danni per cinquemila euro al Comune di
Corridonia costituitosi parte civile.
Da parte della difesa reazioni comunque positive sull'andamento
dell'istruttoria dibattimentale che ha evidenziato con chiarezza l'inconsistenza
dell'impianto accusatorio "ponendo le condizioni per una corretta
valutazione dei fatti in sede di appello".
Corridonia, 3 marzo 2004. Una battaglia collettiva che ha visto
protagonisti insieme cittadini e attivisti a difesa dei diritti
dei migranti. Cinque capri espiatori per colpire quelle centinaia di
persone che rivendicarono il diritto a
resistere alla vergogna dei Cpt. Nessun Cpt da allora è più stato
realizzato nelle Marche.
IL COMUNICATO DEL CSOA MEZZA CANAJA
csamezzacanaja | 17 Settembre, 2007 21:07
La problematica e annosa questione del rapporto centri sociali [comunità ribelli]/sostanze psicoattive necessita oggi di una nuova definizione. Infatti l’antiproibizionismo, inteso semplicemente come legalizzazione delle “droghe”, medicalizzazione del consumo problematico-abuso e “riduzione del danno”, risulta essere nel contesto della società reale odierna un concetto se non da seppellire, quanto meno da superare.
Il proibizionismo, e di riflesso la questione antiproibizionista, qui ed ora –in una fase storica di ipercapitalismo dominata dal cosiddetto “pensiero unico” cui tutti devono uniformarsi o coattivamente essere assoggettati-, abbraccia tematiche che vanno ben oltre la mera discussione sulle “droghe”. Le strategie di controllo e disciplinamento sociale cui gli individui e per estensione la collettività sono vittime (e dove la produzione, la circolazione, lo scambio-spaccio e il consumo di sostanze psicotrope sia legali che illegali rappresentano la manifestazione fenomenica più chiara ed evidente) non sono nient’altro che le forme in cui si appalesa l’essenza del dominio biopolitico.
Il biopotere d’altronde lo definiamo come potere sulla vita delle persone: gestione, utilizzazione e controllo del corpo umano. E contro di esso si libera la nostra azione di r_esistenza quando rivendichiamo la vita… la vita piena, non alienata, soddisfatta nei bisogni, nei desideri e nelle passioni, salubre e felice.
L'antiproibizionismo quindi non è una battaglia vertenziale, né un movimento culturale che si propone di riformare in senso liberale il dominio del capitale, né tantomeno la scintilla che spalanca le porte ad un orizzonte rivoluzionario di cambiamento sociale; l’antiproibizionismo è un “modus operandi”, una metodologia di intervento politico attraverso cui veicolare un messaggio di libertà: libertà di scelta, di gestione, di autodeterminazione dei singoli individui rispetto al proprio corpo e al proprio tempo.
Libertà dei singoli che irrimediabilmente si trasforma da un punto di vista moltitudinario in un avanzamento, un miglioramento delle condizioni di esistenza, poiché sottrae corpi, strumenti e spazi alle strategie di comando, sorveglianza e controllo che necessariamente questo sistema dispiega per il proprio sostentamento e la propria riproduzione.
Questa scelta di libertà deve essere frutto della consapevolezza e della coscienza degli individui; coscienza e consapevolezza necessariamente realizzate non mediante una morale ancorché antitetica rispetto a quella repressivo-dominante, ma bensì grazie alla condivisione di informazioni, di “controcultura” e di autoformazione delle persone e dei gruppi in genere. Consapevolezza e coscienza non sono concetti da instillare come elisir di verità ma vanno costruite attraverso l’analisi soggettiva e collettiva e attraverso l’elaborazione politica.
La convinzione antiproibizionista dunque è una scelta di libertà… ma entro un margine ben definito.
Contro la retorica dell’esaltazione dello “sballo” e dello stato alterato di coscienza come atto rivoluzionario…
Contro le sostanze psicoattive eccitanti e performanti che ben si adattano ai ritmi della produzione capitalistica post-moderna…
Contro le sostanze devastanti in termini di salute che annientano i corpi, le menti e gli animi delle persone…
Contro lo spaccio di “droga”, forma demistificata della mercificazione e della speculazione che avviene ai danni degli individui, delle comunità e degli spazi sociali che rappresentano l’alternativa –o quanto meno la forma embrionale- di una società più giusta e migliore. Costruita in autonomia! In basso! A sinistra!
CSOA Mezza Canaja
csamezzacanaja | 13 Settembre, 2007 13:54

L’anomalia selvaggia dentro la città-fabbrica
Meraviglia, stupore, felicità, sono forse queste le parole più adatte per descrivere la vita nel suo presentarsi al mondo. Un groviglio potente e virtuoso di passioni e necessità che dentro uno spazio-comune prendono forma; affermano una verità. E la verità è che nel pieno di una campagna legalitaria mai vista nell’Italia repubblicana - dove l’emergenza e lo stato d’eccezione diventano prima norma e poi programma politico da candidare alle elezioni - nei territori che si vorrebbero obbedienti ai dettami di “legge ed ordine” e devoti alla santa trinità del “produci, consuma crepa”, nascono delle “anomalie selvagge”. Spazi sottratti ai rapporti mercantili ed al valore di scambio cui ogni forma di relazione sociale è ormai ridotta. Istituzioni autonome che nascono e si riproducono dentro e contro i dispositivi disciplinanti delle città, dove nulla si muove, nulla succede, nulla cambia, se non lo decide il padrone di turno. Ad oggi, la città si chiama Fabriano, il suo padrone Merloni e l’anomalia selvaggia CSOA Luigi Fabbri.
A questi nuovi compagni che hanno dato carne ai propri desideri organizzandoli in uno spazio autonomo ed occupato, rompendo così l’ordine che vige dentro la città-fabbrica, va tutta la nostra solidarietà.
Le dita di una mano prese singolarmente sono deboli, ma tutte insieme sono un pugno!
Comunità Resistenti Marche
csamezzacanaja | 07 Settembre, 2007 23:05
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