CSOAMezzaCanaja

Centro Sociale Occupato Autogestito Mezza Canaja
Lungomare L.Da Vinci 1
Senigallia (AN)

Dalla stazione FS: autobus linea 2 (direzione lungomare levante ciarnin) e linea 4 (lungomare levante marzocca)
Dall' autostrada: uscita casello SENIGALLIA, dopo lo svincolo girare a destra (est),proseguire sempre dritti direzione LUNGOMARE, dopo il sottopassaggio davanti alla ROTONDA A MARE girare a destra (sud) e proseguire per circa 4 Km

e-mail: mezzacanaja@yahoo.it
www.myspace.com/mezzacanaja

NUMERO ANTISFRATTO: 340/7137543

14/08/08 OCCUPAZIONE ASSESSORATO ALL’URBANISTICA E CORTEO IN CITTÀ

csamezzacanaja | 15 Agosto, 2008 17:06

La Plage Sauvage ha percorso con un corteo di circa trecento persone il centro storico per far conoscere a tutta la cittadinanza la nostra proposta per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica/popolare in città e per il diritto all’abitare a Senigallia.
Abbiamo cominciato occupando l’Ex-GIL, attuale sede dell’Assessorato all’Urbanistica, per consegnare all’Assessore Mangialardi il muro in cui mattone per mattone, vi è scritta la nostra proposta. L’abbiamo occupato in quanto riteniamo che la qualità del vivere e quindi anche dell’abitare, sia una diretta conseguenza delle politiche urbanistiche e di come queste organizzano e gestiscono il territorio.  Ridicola e controproducente per gli stessi agenti, il tentativo della Polizia Municipale di improvvisarsi dei “Rambo de noatri” e provocarci fisicamente. Ad azione è corrisposta la legittima reazione. Dopo la costruzione del muro dentro l’assessorato e la conferenza stampa, abbiamo attraversato in corteo le principali strade e piazze del Mercato Popolare cittadino, facendo conoscere alla popolazione senigalliese la crisi abitativa in cui versa la nostra città e le soluzioni da noi proposte. Più di mille volantini sono passati di mano in mano mentre molti cittadini applaudivano, esprimendoci il loro consenso alle nostre parole ed alle nostre azioni. Infine esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni del collettivo sottotetto di Reggio Emilia sgomberati ieri mattina dalle loro case.

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SENIGALLIA - L’ANNO DELLA CASA

PIANO PUBBLICO E POPOLARE: PER LA RICOSTRUZIONE DI UN PATRIMONIO D’EDILIZIA PUBBLICA PER IL DIRITTO ALL’ABITARE A SENIGALLIA

 

“Il 2008 è l’anno della casa”. Frase trionfalistica con cui si concludeva un’intervista all’Ass. Campanile sul Corriere Adriatico dello scorso 3 maggio. Stranamente sa di cosa parla, stranamente ha ragione. Nel 2008 Senigallia ha vinto la gara come località con gli affitti estivi più cari delle Marche e tra i più cari d’Italia (Ricerca Tecnocasa, pubblicata il 5/8/’08). 3.000 euro mensili per un bilocale con 4 posti letto nel mese di Agosto: lo stesso costo di una vacanza a Taormina o ad Amalfi, di più che a Riccione, Gallipoli, Numana o Cattolica. Risultato: si affitta sempre meno e, conseguentemente, aumentano gli annunci di case in vendita, soprattutto vicino al lungomare.
Non ci resta quindi che complimentarci sinceramente con Campanile e tutta l’Amministrazione, sicuri che ci stupiranno ancora nei rimanenti quattro mesi.

Dobbiamo però ammettere che diversi segnali stavano lì a farci presagire che quest’anno sarebbe stato decisivo per il diritto alla casa. Ad esempio la costruzione di circa settanta case popolari in Via Piave, Via Guercino e al Cesano. Considerando che nell’ultima graduatoria per l’assegnazione delle case popolari (settembre 2007) comparivano 260 domande, di queste ne restano disattese circa 200. E’ corretto precisare che in queste settanta nuove case (se e quando saranno pronte) andranno a stare temporaneamente i residenti di Villa Aosta – Tribù dei piedi neri – nel momento in cui cominceranno i lavori di riqualificazione delle loro case. In più, immaginiamo che in un anno la crisi abitativa si sarà aggravata e quindi al prossimo bando aumenteranno le richieste. Risultato: gli alloggi agevolati saranno appannaggio per pochi, anzi, pochissimi. Sul fronte del canone concordato le cose non vanno molto meglio. Le case ad “edilizia sovvenzionata” saranno 22 in Via Guercino (inizio dei lavori ad ottobre), 18 in Via Maratea (Marzocca), 18 in Via Capri (Marzocca, inizio lavori 2010), 10 in Via Cimarosa, 16 nell’area ex-Veco (progettazione in corso) ed una trentina al Cesano. Il problema non è solo che la maggior parte non sono pronte, ma che – per quanto ne sappiamo - non esiste né un criterio né una graduatoria pubblica per l’assegnazione e fino ad oggi, il canone concordato ha oscillato tra i 400 ed i 600 euro al mese. A questo punto meglio farsi un mutuo che pagare la casa due volte!
Altre case - ancora da progettare - sono previste a Borgo Bicchia e alle Bettolelle: canone sociale o concordato? Mistero!

Un altro segnale dell’efficacia delle politiche abitative lo abbiamo potuto sperimentare nel consumo di suolo cittadino per l’edilizia abitativa. Nonostante la popolazione non sia sostanzialmente aumentata, si costruisce ovunque, prime, ma soprattutto seconde e terze case. A questo punto ci poniamo una domanda: Perché così tante case vuote ma la nostra città è definita ad “alta tensione abitativa”? Perché ci sono case vuote e persone senza casa o in “disagio abitativo”?  Per chi sono tutte queste case? Noi una risposta l’abbiamo abbozzata: Forse per i turisti e forse anche a causa di un “patto d’acciaio” tra costruttori ed Ente Pubblico. Intanto, i costi salati di affitti e mutui hanno spinto molti senigalliesi - soprattutto giovani - nei paesi limitrofi. In dieci anni gli abitanti di Ripe sono raddoppiati, e la stessa cosa sta accadendo al Brugnetto, a Mondolfo, a Ponte Rio ed a Pongelli. Come migranti, i nostri concittadini sono stati espulsi dal mercato immobiliare di Senigallia e dalla sua politica abitativa. Per permettersi una casa sono dovuti andare a 20km dalla città in cui lavorano. E poi ci si lamenta del traffico!

Il segnale determinate che però ci ha fatto convinto che questo sarebbe stato l’anno della casa, è stato l’ingresso nella direzione delle politiche urbanistiche non di Mangialardi (sic!), ma del Grosso Commercio, che insieme alla solita “banda del mattone” governa il nostro territorio, disegnandolo a loro immagine e somiglianza. Guardate i centri commerciali di Senigallia: Casualmente sono tutti lungo l’asse della futura Complanare, addirittura l’imbocco è al Cityper e l’uscita all’IperCoop. Oppure pensiamo al Piano Cervellati: In aperta contraddizione con tutti i principi di interventi conservativi dei centri storici, ecco la previsione di un centro commerciale in quello che fu il cinema all’aperto Arena Italia. Alla faccia della riqualificazione urbanistica!
Per non parlare, infine, della ondata di speculazioni edilizie che vi sarà una volta che alla Complanare si saranno aggiunte le varianti arceviese e corinaldese.

La politica della Giunta Angeloni è quella delle grandi infrastrutture e dei grandi eventi: una città-spettacolo fatta su misura per il turista e non per i cittadini. Notti bianche e grandi arterie stradali, il centro storico come una bomboniera e i “quartieri-mostro” al Cesano, folklore e menù etnici al posto dell’integrazione, polizia e finanza rispettivamente a caccia di ragazzini in battigia e degli ambulanti abusivi, mentre si chiudono gli occhi su chi affitta in nero. Una politica “pattizia”, fondata sulla contrattazione fra poteri, la mediazione fra emergenze ed il coinvolgimento delle maestranze politiche, invece che su un’alleanza fra ceti sociali, classi e territori. Una politica che aumenta il PIL della città, ma non lo ridistribuisce, sempre più slegata dalla stessa base sociale da cui una parte consistente del PD proviene. Una politica molto simile a quella agita a Roma da Veltroni. Sappiamo com’è finita: pollice verso!

La politica urbanistica determina la politica abitativa e quindi la qualità del vivere. A Senigallia scellerate scelte urbanistiche insieme ad una sfavorevole congiuntura economica nazionale, hanno determinato un forte aumento del “disagio abitativo”. Le facce del disagio sono molte: affitti alti, mutui insostenibili, giovani coppie costrette a vivere coi genitori, lavori precari e salari bassi che costringono i “bamboccioni” a restare in famiglia e i migranti a vivere in condizioni di ricattabilità, di sovraffollamento e scarsa igiene, anziani e mamme con figli minorenni sotto sfratto, lavori stagionali sfiancanti, senza diritti e mal pagati, affitti in nero allegramente tollerati.

Per combattere duramente e radicalmente tutto ciò, abbiamo elaborato un “Piano per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica cittadina e per il diritto all’abitare a Senigallia”. Lo proponiamo ad ogni forza politica rappresentata in Consiglio Comunale, ad ogni singolo Consigliere Comunale e soprattutto alla Giunta Angeloni ed alla sua Maggioranza.
Cambiare la politica abitativa è possibile. Vediamo se c’è la volontà politica di farlo o se prevarranno le solite ingerenze interessate.

CSOA Mezza Canaja … in Plage Sauvage ‘008

 
PIANO PUBBLICO E POPOLARE: PER LA RICOSTRUZIONE DI UN PATRIMONIO D’EDILIZIA PUBBLICA PER IL DIRITTO ALL’ABITARE A SENIGALLIA

Poniamo alcuni prerequisiti:

Senigallia è composta da 44.100 abitanti: 18.159 nuclei familiari, 17.834 abitazioni utilizzate e 8.344 vuote, di quest’ultime più di 3.000 in centro storico. (Dati del 2007).
Il PRG prevede un’espansione demografica della città per il doppio degli attuali abitanti, di conseguenza la possibilità di poter costruire liberamente le seconde o terze case per poi lasciarle vuote gran parte dell’anno. Il 92% del Bilancio Comunale è costituito dagli oneri urbani.
L’abolizione dell’ICI effettuata dal Governo Berlusconi, ha drasticamente ridotto una delle principali fonti di finanziamento dei Comuni italiani.
A Senigallia vige un’urbanistica contrattata fondata su patti tra potere politico e potere economico. L’azione urbanistica avviene essenzialmente tramite varianti al piano regolatore.

Dati i prerequisiti, la nostra proposta per l’attivazione di un piano pubblico e popolare per il “DIRITTO ALL’ABITARE”, pensata su un tempo d’attuazione di medio/lungo periodo, è valida per i motivi sopra citati solo per Senigallia, il suo territorio, la sua popolazione e la sua Amministrazione Comunale.

1) LE VARIANTI, IL LORO UTILIZZO E LE AREE PEEP
Chiediamo che ogni qual volta si vadano a prevedere ed attuare delle varianti al piano regolatore (strumento da rifare daccapo) con lo scopo di cambiare la destinazione d’uso dei terreni privati, l’Amministrazione Comunale e l’Ass. all’Urbanistica debbano inserire un’area PEEP (case popolari/canone sociale).

2) RICOSTRUIRE UN PATRIMONIO EDILIZIO PUBBLICO
La fine della GESCAL ha determinato la fine di una politica sociale per la casa e della costruzione di un patrimonio di edilizia pubblica. A livello comunale è possibile ricostruire questo patrimonio tramite le fondazioni bancarie. L’Amministrazione Comunale può far acquistare da queste fondazioni dei terreni privati per poi costruirci degli appartamenti da affittare a canone Tramite gli affitti, le banche avranno recuperato i soldi spesi nella costruzione, a questo punto le case diventano patrimonio comunale e possono essere vendute o affittate a canone sociale. La politica necessità di lungimiranza, 25 anni sono lunghi, ma se non si comincia mai non ricostituirà mai un patrimonio di edilizia pubblica.

3) LA FINANZIARIA E LE SPECULAZIONI POSSIBILI
L’ultima finanziaria approvata dal Governo Prodi al comma 8, prevede la possibilità per i Comuni di utilizzare il 50% dei soldi destinati agli oneri di urbanizzazione anche per coprire le spese correnti (stipendi dei dipendenti, debiti, pignoramenti, ecc). Chiediamo che l’Amministrazione Comunale faccia una scelta pubblica, etica e politica di non utilizzare questo comma in quanto si rischia di entrare in un circolo vizioso dove per pagare le spese e buffi si favorisce la speculazione edilizia e in più si rischia di lasciare le case senza infrastrutture e servizi, come è avvenuto per Borgo Passera.

4) GLI AFFITTI ESTIVI
E’ il volano turistico delle seconde case che droga il mercato immobiliare e fa impennare gli affitti, soprattutto d’estate. Ad esserne colpiti è sia il turista che vuole affittare solo per qualche mese, ma soprattutto i senigalliesi che affittano per tutto l’anno o per più anni e che invece si trovano spesso costretti ad abbandonare la casa a maggio per poi rientrarvi a settembre. E’ necessario un tavolo di concertazione tra tutte le parti in causa (Amministrazione, operatori economici ed associazioni di categoria) per stabilire definitivamente un tetto massimo – invalicabile e popolare – per gli affitti estivi. Il fatto che la maggior parte di questi avvenga in nero e che pochi vengano puniti per questo, denota un “disinvolto lasciar fare” degli organi preposti al controllo, in primis la Guardia di Finanza.

5) INCHIESTA DEMOGRAFICA E QUALITÀ DELL’ABITARE
Una delle pratiche peggiori è costruire le case senza sapere le esigenze abitative della popolazione. Il risultato è lo sperpero di soldi pubblici e l’assenza di rispetto verso i cittadini. E’ necessario che l’Amministrazione Comunale - in forma diretta o indiretta – faccia un’analisi statistica dello sviluppo demografico sul medio e lungo periodo della popolazione senigalliese, in modo da capire il potenziale fabbisogno abitativo futuro della città. Capire se serviranno più case per single o per coppie di fatto, oppure per famiglie (quest’ultime ristrette o allargate? Di migranti, italiani o miste?). Capire quali tra queste rappresenta la tendenza maggioritaria nella nostra città e poi a seguire le altre. Conoscere il divenire della composizione degli abitanti è fondamentale se si vuole parlare seriamente di “qualità dell’abitare”.

6) CANONE CONCORDATO
Gli attuali affitti a canone concordato presenti a Senigallia sono una fregatura, in quanto vanno dalle 400 ai 600 euro. In pratica un affitto normale. Tra poco alla Cesanella, nell’ex-area Veco ed a Marzocca saranno pronti i primi appartamenti da affittare tramite graduatoria comunale a canone concordato. Chiediamo che le graduatorie siano trasparenti e pubbliche, che si fissi un tetto massimo per gli affitti accessibili a chi versa in situazioni abitative difficili ed a chi fa difficoltà ad arrivare alla fine del mese (operai, precari, migranti ecc…). Chiediamo che gli ultimi iscritti nelle graduatorie per la casa popolare – che quindi non potranno mai ottenerla – siano i primi nelle graduatorie per il canone concordato o che almeno la loro condizione costituisca in sé punteggio.

7) RECUPERO EDILIZIO E CARTOLARIZZAZIONI
In città sono presenti numerosi edifici sfitti e abbandonati. Il maggior numero di case sfitte sono di proprietà della Curia e proprio per questo è necessario che il Comune apra un tavolo di trattativa con la stessa per essere in grado di dare risposte immediate a situazioni di emergenza abitativa (sfratti per morosità o per finita locazione). L’Amministrazione Comunale deve prevedere la destinazione abitativa per tutto il patrimonio pubblico sfitto acquisendolo, ristrutturandolo, riqualificandolo, soprattutto ex-uffici e strutture del Ministero della Difesa e dell’Interno. Per i beni cartolarizzati - come la Caserma del reparto Mobile in Via delle Caserme - il Comune, sempre tramite variante, deve bloccare ogni possibile trasformazione della destinazione d’uso in modo che, a cartolarizzazione conclusa, l’Amministrazione si possa trovare con un maggiore potere contrattuale rispetto al privato. Questo permetto di destinare la Caserma ad uso abitativo con vincolo alla locazione a canone concordato. In poche parole, il privato tiene l’immobile e il Comune ne decide la destinazione d’uso.

CSOA Mezza Canaja

PLAGE SAUVAGE '008 IL PRECARIATO SI PRENDE LA VACANZA

csamezzacanaja | 11 Agosto, 2008 15:49

PLAGE SAUVAGE '008
Il precariato si prende la vacanza!

Dal 12 al 17 Agosto - CAMPEGGIO
al CSOA Mezza Canaja - Senigallia (AN)

Parte la terza edizione della Plage Sauvage!

Cinque giorni di campeggio attrezzato (bagni, docce, spazio tenda, cucina, internet point wireless, palestra) all'interno del giardino del CSOA Mezza Canaja, di fronte al mare con spiaggia libera/liberata.
Cinque giorni di eventi, incontri, socialità, feste, cultura, teatro, mostre fotografiche, dibattitti, musica ed azioni di riappropriazione dei beni comuni.
Cinque giorni per tessere reti, esperienze e lotte.
Cinque giorni per affermare forme di vita autonome dentro e contro la Metropoli Diffusa Marche.

Relax, revolution just begun!

SPOT LONG PLAGE SAUVAGE 2008 (RADIO KAIROS)

SPOT SHORT PLAGE SAUVAGE 2008 (RADIO KAIROS)

INFO e CONTATTI:

--> LEGGI IL COMUNICATO STAMPA

--> LEGGI IL DOCUMENTO POLITICO

http://csoamezzacanaja.noblogs.org/

http://www.globalproject.info/art-16525.html

http://www.globalproject.info/mot-15.html

http://www.glomeda.org/

E-mail: mezzacanaja@yahoo.it

- Martedì 12 Agosto: C'EST LA PLAGE!

 > h. 22:30 - Rebel Music with:
DJ Shuma + DJ Taran10 + DJ Bufa (Kombat Rock-Rock'n'Roll-Ska)

- Mercoledì 13 Agosto: NAPOLI: LA SELVA DI CHIAIANO.

> h. 18:30 "Il rifiuto del rifiuto".
Aperitivo+Mostra fotografica a cura della Rete Campana Salute ed Ambiente e del Lab. Occ. Insurgencia (Napoli Nord).
> h. 22:00 Proiezione: "Biutiful Cauntri".
Regia di E. Calabria, A. D'Ambrosio, G. Ruggiero - Documentario - 2007

Info sul film: http://www.movieplayer.it/film/15759/biutiful-cauntri/

Una giornata dedicata alla lotta esplosa in Campania contro la devastazione ambientale e politica che vede contrapposte da una parte le forme autorganizzate della popolazione campana e dall'altro le oligarchie economiche e politiche del nostro paese. Un viaggio fatto di parole, foto, immagini video, che ci raccontano dello scontro tra Democrazia e Stato.

Giovedì 14 Agosto: TRASH NIGHT ON THE BEACH!

> h. 23:00 - Spiaggia Occupata con DJ Nestor & DJ Dempir

(Open: (Leta)Maio DJ + Massi&Vesco DJ)
... un'istituzione più che una festa!!!

 

- Venerdì 15 Agosto: TEATRO: “ANSIE DEL NOVECENTO”
> h. 22:00 - "Qualcosa sugli ultimi quarant'anni". Cooperativa Culturale Jesina.

In ricordo di Armando e Luigi Angeloni, Vincenzo Carboni, Francecso Cecchi, Calogero Grasceffo, Alfredo Santinelli, Mario Saveri uccisi dai nazifascisti a Jesi il 20 giugno 1944.

Uno spettacolo teatrale il cui scopo è quello di ricordare gli anni del secondo dopoguerra, gli anni del boom economico, del terrorismo, delle stragi contrapposte alle battaglie popolari per la “democrazia, la giustizia e la libertà”. Un esempio di teatro-documento che parla dell’Italia cercando di far cadere l’attenzione su alcuni dei misfatti che, calpestando i diritti del popolo, hanno cercato di svilire ed annullare le conquiste ottenute con la Resistenza. E’ il lungo percorso della strategia della tensione raccontato tra teatro, poesia e storia.

Testo e regia di Gianfranco Frelli. Con: Simone Marani, Luigi Bini, Emanuele Cerioni, Margherita Anibaldi, Silvia Sbarbati, Silvia Sassaroli, Luce Merli, Manola Carbini, Milena Gregori, Gioia Tangherlini, Maria Costanza Boldrini, Federica Rossetti, Giorgia Mazzarini, Chiara Pirani, Daniel Falappa, Jacopo Mancini.


- Sabato 16 Agosto: DANCEHALL NIGHT: Sir. David Rodigan (UK)

> h. 23:00 – Direttamente da Londra il dj reggae/dancehall n° 1 al mondo, al 30° anno di carriera!

Feat: Always Loving Jah (MC) + Majorani Sound (NA)


- Domenica 17 Agosto:
 ... v' de' vujaltr' co' vulè fà!

 

PS:

E la zizza? Chi verrà, vedrà ... !!!


DOCUMENTO POLITICO PLAGE SAUVAGE 2008

csamezzacanaja | 11 Agosto, 2008 11:56

Plage Sauvage ‘008

MATTONATE

Avvicinarmi al cemento, con le mani e col naso,

è stato l’unico modo per capire su cosa si fondava il potere, quello vero.”

(R. Saviano – “Gomorra”)

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Mattonate. Titolo shock, eppure, ci dispiace per i più generosi, non è un invito a disselciare le strade e procurar battaglia.
Il mattone è il risultato di acqua, cemento, polvere, sangue e sudore. Il mattone viene dai “lavori della stanchezza” quelli che fiaccano il corpo per il peso a cui viene sottoposto, per i tempi che superano le otto ore, per gli straordinari fatti per arrivare a fine mese ed avere nonostante tutto, un salario basso.
Il mattone è pietra sacrificale per un “esercito” di operai edili – migranti ed italiani – feriti o morti sul lavoro, o meglio, per il lavoro e la ricchezza di qualcun altro.
Il mattone anche quello fatto da capitali illeciti e macchiati di sangue, è oro: un oro che come un diamante, è per sempre. E’ moneta di scambio tra organizzazioni malavitose, latifondisti, costruttori, imprenditori spregiudicati, furbetti del quartierino, banche e multinazionali. E’ soggetto ed oggetto di patti tra potere politico ed economico. Infine, il mattone è accumulo di capitale: ieri rendita fondiaria, oggi, rendita finanziaria.

Le mattonate sono i fendenti mossi per affermare la politica clientelare che governa il nostro paese. Le mattonate sono le colate di cemento che hanno distrutto il territorio, violentato l’ambiente, inquinato l’aria e resa nociva la vita. Le mattonate sono le grandi infrastrutture e le grandi opere che sacrificano sull’altare del profitto privato, vite e saperi consolidati, in nome di una falsa ed ipocrita ideologia “sviluppista” (che sia la TAV in Val di Susa o la Complanare a Senigallia), Le mattonate sono i centri commerciali che hanno ridisegnato lo spazio urbano delle nostre città: territori del consumo totale che hanno ridotto i centri storici in “boutiques di lusso” e le periferie in asfalto desolato lasciato bruciare al sole. Le mattonate sono anche quelle lanciate da una politica scellerata, che ha seppellito sotto milioni di metri cubi di cemento l’edilizia residenziale pubblica e sociale, trasformando la casa da bene d’uso a bene a scopo di lucro, per poi infilare il collo delle persone dentro i nodi scorsoi dei mutui bancari o degli “affitti-inaffittabili” delle agenzie immobiliari. Mattonate come pioggia, che hanno lasciato case senza gente e gente senza case.
I meteorologi annunciano acquazzoni, ma la precarietà che ormai ha assunto il volto e la patologia del carovita, rende sempre più difficile trovare se non un posto al sole, almeno all’asciutto.

Ecco una breve radiografia dell’Italia che è passata dalla dieta mediterranea alla dieta della quarta settimana.
I prezzi rispetto allo scorso anno, soprattutto nell’ultimo semestre, sono aumentati del 6,1% (fonte: Istat) mentre gli acquisti domestici sono diminuiti, in quantità, dell’1,8% rispetto al 2006 (fonte: Conf. Italiana Agricoltori). Nel 2007si è registrato un calo nei consumi del 7,3% per il pane, del 4,5% per la pasta, del 2,8% per la frutta, del 3,2% per le verdure, del 2,3% per il latte e del 3,85% e 2,3% rispettivamente per le carni bovine e suine (fonte: C.I.A.). Gli aumenti dei costi invece, vedono al primo posto il pane con un + 12,3%, la pasta + 8,4%, il latte + 7,6% e la frutta + 5,6% (fonte: C.I.A.).
Interessante è lo studio che l’Istat ha fatto sulla “inflazione percepita”, evidenziando lo iato che separa i rincari reali da quelli quotidianamente percepiti dai cittadini.
In base al quotidiano confronto con i prezzi, l’aumento dei generi alimentari è percepito del 18,9% rispetto al 6,1% dei dati statistici, quello dei trasporti sta a +15% invece del +6,9%. La forbice tra la “realtà” e la sua “percezione” – a questo punto inevitabilmente entrambe tra virgolette – aumenta considerevolmente se si parla del tempo libero – spettacoli e cultura – dove l’aumento percepito è dell’11,3% mentre la statistica si ferma all’1,1%.

Mentre i prezzi salgono, i salari scendono ed a perdere non sono solo le categorie più deboli o gli operai. Nei primi mesi del 2008 ad essere diminuite di più sono state le retribuzioni nominali annue lorde degli impiegati, soprattutto quelli con meno di 24 anni.
Se nel 2007 la paga lorda di un impiegato giovane era di 19.882 euro annue nel 2008 è di 19.275 euro. Quella di un giovane operaio, invece, era di 19.483 euro ed ora è di 19.217 euro. In un anno i salari sono calati rispettivamente del 3,1% e dell’1,4%. Ora, a prescindere dall’età – se si sale la situazione migliora solo leggermente – possiamo vedere che in media gli impiegati hanno perso il 3,1% e gli operai il 2,9%.
C’è una sola categoria che invece – guarda caso – ha visto aumentare sensibilmente le proprie retribuzioni lorde annue, quella dei dirigenti con un + 6,4% dal 2007 al 2008. (fonte: 9° rapporto sulle retribuzioni in Italia – OD&M). E poi c’è chi sostiene che non esistono più le classi!
E’ evidente che quando si parla di perdita del potere d’acquisto bisogna anche fare una distinzione tra le zone più colpite, il sud, quelle meno colpite, il nord, e chi per condizione geografica ed economica sta nel mezzo, il centro Italia (fonte: Istat).

Con i salari anche la casa si è ristretta. Dalla fine degli anni ’90 grazie al basso costo del denaro era diventato conveniente indebitarsi. In molti così ne hanno approfittato per comprare immobili, facendo salire la richiesta di case e quindi i prezzi. La conseguenza è stata che l’81% delle famiglie sono diventate proprietarie e solo il 18,4% sono rimaste in affitto: ai primi si è abolito l’ICI, ai secondi lo Stato concede 5,8 euro all’anno ad abitante, 48 centesimi al mese. Ecco la spesa sociale per la casa per chi è rimasto fuori dalla corte della proprietà.
Dal 1998 per porre un freno al mercato immobiliare è stato creato il “Fondo di sostegno all’affitto” (Fsa), che tramite decreto del Ministro delle Infrastrutture – perché per costoro la casa è tale – ripartisce i fondi alle Regioni che a loro volta li smistano ai Comuni, i quali tramite graduatoria, li distribuiscono alle famiglie bisognose. Nel 2000 per il Fsa erano stati stanziati 360 milioni di euro, nel 2007 solo 210,9 milioni: il minimo storico. Proporzionalmente alla diminuzione del fondo aumentavano le richieste, da 42.803 a 106.105 domande.
Riassumendo, dal 2000 al 2007 i fondi statali sono diminuiti del 41,6% e le domande sono aumentate del 148% (fonte: Sunia).
In Italia abbiamo circa 5 milioni di famiglie in affitto, tra queste il 27,7% hanno meno di 35 anni, il 33,2% sono mamme sole con figlio minorenne, il 25,6% sono famiglie monoreddito, il 33,4% sono persone in cerca di lavoro. Tra le famiglie a reddito più basso il 35,8% è in affitto: la proprietà è sempre una questione di classe.
Per il popolo degli affittuari dal ’99 al 2006 gli affitti sono aumentati del 112%, il canone medio è di 440 euro, 600 euro nelle metropoli. Secondo Banca Italia il 40% degli inquilini vive in una condizione di disagio abitativo, ovvero con più del 30% dello stipendio - spesso anche più di una buona metà - che se ne va per l’affitto. Conseguenza: l’aumento degli sfratti per morosità, spesso mascherati dai proprietari come “finita locazione”.
E il popolo dei proprietari? Finché i tassi d’interesse erano bassi, i mutui accessibili e gli affitti alti tutto andava per il meglio e le classi medio-basse a suon di “mutuo a tasso variabile”, sempre in maggior numero, hanno raggiunto il tanto sudato traguardo di avere la casa di proprietà.
Insieme alla crescita della domanda però crescevano anche i prezzi delle case e ad approfittarne sono stati anche gli imprenditori, che si sono messi a comprare immobili, usando i tassi d’interesse per arricchire i propri patrimoni ed entrare nel lucroso business della rendita immobiliare. La conseguente chiusura delle fabbriche con i relativi licenziamenti, rientra nella categoria “effetti collaterali”.
Ed ecco la bolla immobiliare, la crisi dei mutui e la fine dell’illusione della proprietà per tutti. Se una famiglia con reddito medio mensile di 2.500 euro ed un mutuo mensile di 825 euro nel 2005 poteva permettersi un mutuo di 187.500 euro, nel 2008 si deve fermare a 141.700 euro, in più si deve accontentare di una casa con il 30% di metri quadrati in meno. Vai ad abitare in periferia? Attento al caro benzina, per fare 40 Km si spendono 398 euro in più rispetto a tre anni fa.
Quello che si annuncia è l’arrivo di un esercito di proprietari poveri. Infatti, già nel 2004 si contavano 1.615.000 persone in “disagio abitativo effettivo” ed altri 272.000 in “disagio potenziale”. Nel 2007 più di 408.000 famiglie non sono state in grado di pagare la rata del mutuo (fonte: Banca Italia). Sempre Banca Italia, ci dice che da maggio a giugno di quest’anno i tassi d’interesse per l’acquisto della prima casa sono saliti dal 5,75% al 5,85% e sempre dall’inizio del 2008 i mutui stipulati a tasso variabile sono scesi al 30% mentre quelli a tasso fisso sono arrivati al 70% (nel 2003 il tasso variabile stava al 78% e il fisso al 22,1%).
Aumenta anche il ricorso al credito al consumo: altrimenti come te li compri i televisori al plasma, la macchina rombante e l’ultimo modello di cellulare con piscina ad idromassaggio inclusa?!

A novembre scorso i prestiti oltre i 5 anni hanno superato i 25 miliardi di euro. In un misero anno le famiglie italiane si sono accollate più di 38 miliardi di debiti in più. Tra mutui e prestiti in un anno le “sofferenze bancarie” - i buffi - sono cresciuti dell’8,45%, 11 miliardi di euro. Il conto non pagato, invece, è salito a 11.292 milioni di euro: 880 milioni in più dello scorso anno (fonte: Banca Italia).

La causa di tutto ciò è certamente rintracciabile nella difficile congiuntura economica globale: la crisi americana dei mutui subprime, l’arrivo di nuove potenze egemoni come la Cina e l’india dentro lo scacchiere geopolitico e l’aumento del costo del petrolio grazie alla massiccia “esportazione di democrazia” avvenuta dopo l’11 settembre ‘01. Ma per spiegare e comprendere la crisi italiana tutto ciò non è sufficiente.
Colpevole è la pratica del “cartello bancario” ove le banche si accordano tra loro per tenere alti i prezzi e non ridurre i tassi.
Colpevoli sono le “imprese di intermediazione immobiliare” – agenzie immobiliari – che gestiscono un terzo del mercato dei mutui più quello degli affitti. Dal ’98 ad oggi sono passate da 20.000 a 30.000 ditte, con un aumento del business che va dai 3.375 milioni di euro del 2000 ai 4.312 milioni del 2003.
Colpevole è lo sfruttamento ignobile dei migranti e degli studenti fuori sede che esercitano una pressione fortissima sul mercato di affitti e mutui, in più, soprattutto i primi, sono delle categorie estremamente ricattabili. I migranti da soli rappresentano il 10% del mercato delle case, nelle città più grandi e nel nord Italia, anche il 20%.
Colpevole è la svendita del patrimonio pubblico – case, uffici, caserme - tramite le cartolarizzazioni di Tremonti, ovvero, svendere gli immobili statali ai privati per poi – i molti casi – ricomprarli a prezzi alti.
Nel frattempo il nuovo Governo Berlusconi ha già detassato gli straordinari, ponendo come unica soluzione ai bassi salari, l’aumento della fatica, il rischio di morte sul lavoro, la competizione tra operai (italiani meno poveri VS italiani più poveri e italiani VS migranti), la sostanziale esclusione delle donne e se avanza un po’ di tempo, per i più nostalgici, vi è anche la reintroduzione delle gabbie salariali. Sui mutui ha stabilito un accordo con l’ABI (Ass. Banchieri Italiani) che blocca il mutuo a tasso variabile, diluendo però il pagamento in più anni, con tanti profitti per le banche e tanto mal di fegato per i cittadini. Il superministro Tremonti ha già annunciato la quarta cartolarizzazione, ovvero, la svendita ai privati di tutti i parchi pubblici. Infine, ma non per importanza, è in dirittura d’arrivo la “norma antiprecari” che, oltre ad affossare l’articolo 3 della Costituzione (il principio d’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge), preclude ai lavoratori con contratto a tempo determinato, giudicato irregolare, la possibilità di essere reintegrati – stabilizzati – da un magistrato.
Il tutto mentre con il Lodo Alfano si sono garantiti l’impunità personale. E chi protesta? Inasprimento delle pene ed esercito lungo le strade.

Sono queste le mattonate che hanno ridotto redditi e salari, dequalificato il lavoro, bloccato la mobilità sociale, trasformato la “Repubblica fondata sul lavoro” in “Repubblica fondata sul mutuo” e creato un cortocircuito tra mercato del lavoro e mercato della casa. Una vera e propria “discesa di classe” che sta generando una nuova e diffusa proletarizzazione, soprattutto nelle fasce giovanili. Per la prima volta dopo la Seconda Guerra mondiale, la maggior parte dei figli vivrà una condizione economica e sociale peggiore di quella dei padri, indipendentemente dalla classe sociale di provenienza.
E’ l’incapacità radicale di poter costruire un futuro, di essere padroni del proprio tempo e di creare una narrazione della propria vita la vera insicurezza. E’ la precarietà intesa in termini biopolitici, che ha chiuso in casa le persone, lasciandole sole ed indifese, senza più nessuna capacità di schivare o parare le mattonate di paura scagliate ogni minuto con violenza inaudita, da TV e giornali.
Mattonate capaci di trasformare l’indignazione in frustrazione – “tanto non cambia nulla” – deviando la responsabilità della classe politica ed economica verso il povero di turno – meglio se migrante - che stupra, uccide, sporca e ruba il lavoro, anche se le statistiche dimostrano il contrario. Paradosso dei paradossi, si chiede a chi ha ridotto i cittadini in mutande di proteggerli dall’uomo nero. Si pretende sicurezza da chi l’insicurezza l’ha programmata, applicata e razionalizzata con scientifica precisione.
La sicurezza, quella vera, è il diritto alla casa, ad un salario dignitoso, al reddito garantito, alla formazione, all’istruzione, agli spazi sociali e culturali, agli spazi verdi ed alla qualità del vivere.
La sicurezza si declina solo in termini di libertà: libertà dal bisogno e libertà di movimento. Tutti coloro che, invece, sacrificano la libertà privata e pubblica in nome della sicurezza, non si meritano né l’una né l’altra.

Le mattonate, oggi, sono dispositivi di filtraggio, selezione e gerarchizzazione degli spazi urbani al fine di produrre una razionalizzazione economica del vivente e del vivere. Un biopotere fondato sul controllo, sulla rendita e sulla speculazione.
Il mattone è ormai un componente fondamentale di ogni investimento al di la che si tratti di azioni, obbligazioni o titolo di stato. Esso simboleggia la nuova forma di accumulazione originaria con cui si è rilanciato il capitalismo, da quando verso la fine dei ’70, la rendita fondiaria urbana da limite si è trasformata in motore propulsivo e fondamenta dello sviluppo capitalistico.
La valorizzazione dei suoli urbani ha raggiunto un livello tale che il suolo diventa a tutti gli effetti un puro investimento finanziario, valorizzato come “capitale fittizio” in grado di garantire profitti e rendite. Questo meccanismo rende possibile vendere azioni prima che esse diventino delle reali e concrete attività produttive, garantendo a chi le acquista un “diritto di ripartizione” dei proventi futuri. Se i meccanismi finanziari rendono possibile capitalizzare il reddito costante come un futuro capitale immaginario, allora, anche la rendita fondiaria diventa tale. A questo punto, i suoli urbani – i terreni delle nostre città – diventato in tutto e per tutto degli investimenti finanziari in continua valorizzazione. Infatti, i prezzi non sono vincolati solo dal valore attuale dei terreni, ma soprattutto dal valore potenziale, dalla rendita ottenibile in futuro grazie alle trasformazioni del valore d’uso ed alla riqualificazione urbanistica.
Il possesso della proprietà fondiaria da parte delle grandi istituzioni finanziarie – banche, assicurazioni, multinazionali - dei grandi imprenditori ed immobiliaristi e di una corte di piccoli proprietari – speculatori, magnati degli affitti, agenzie immobiliari - sono il presupposto e la base per trasformare la rendita fondiaria urbana in puro strumento finanziario. Il rinnovo urbano è la premessa della valorizzazione possibile della rendita.
Il quadro che ne esce è che la città è fatta per i profitti privati degli speculatori e dei costruttori, contro gli interessi comuni dei cittadini e che le politiche per la casa non sono più abitative, ma per l’abitazione. Il costruire case diventa un fine e non un mezzo, che ci abitino e meno le persone questo invece diventa secondario.

Il privato, dai tempi in cui l’uomo recintò il primo pezzo di terra, dicendo: “E’ mio!”, si definisce come “appropriazione del comune da parte di uno solo” e di conseguenza esproprio/sottrazione a tutti gli altri. Il pubblico, invece, possiamo definirlo come ciò “che appartiene a tutti ma a nessuno” in quanto appartiene allo Stato.
Oggi, parlare di politiche, servizi, spazi pubblici non ha più senso alcuno. Il pubblico, oggi, è il mezzo, il tramite, il contenitore attraverso cui e grazie a cui passano, agiscono e si realizzano gli interessi privati.
Oggi, lo Stato non governa ma amministra. Il 14 aprile 2008 si è tenuta la grande gara d’appalto per dirigere ”l’Azienda Italia”, tra i due consigli d’amministrazione in lista – PD e PDL – ha vinto quello fatto di lifting, veline, mafia, folclore, xenofobia e residui fascisti. Non lo ha votato il popolo italiano – il popolo non esiste più – ma degli azionisti e una massa di donne e uomini impauriti.

Ai concetti di pubblico e privato opponiamo quello di comune: l’affermazione del diritto comune delle donne e degli uomini su ciò che la loro cooperazione è capace di produrre.
Al concetto generico, debole, indistinto e buono per tutte le stagioni di democrazia opponiamo il termine di “democrazia insorgente ed istituente”. Insorgente in quanto riteniamo la democrazia non un regime politico ma una modalità dell’agire politico, un’irruzione dell’evento capace di rompere lo status quo, riconquistando spazi e libertà.  
L’evento è ciò che sospende il tempo storico, la legalità calcificata, la fissità dello Stato, istaurando un tempo in cui tutto ciò che si compie vale per se stesso, a prescindere da qualsiasi strategia a lunga distanza. Nella sua esasperazione del presente, l’evento, per un breve lasso di tempo costituisce l’effettivo superamento dello “stato di cose presente”. Non prepara il domani, ma rende fuggevolmente presente il dopodomani, ne mostra la sua possibilità.
E’ compito deI carattere istituente riportare l’evento nella temporalità storica, renderlo durevole nel tempo, capace di creare organizzazione ed istituzione, garantendo e potenziando quel “dopodomani” che in esso si è espresso.
“Stato Democratico” è ormai un ossimoro. Oggi, una democrazia “vera” può essere concepita e praticata solo in opposizione allo Stato.

Quest’anno, anche la Plage Sauvage vuole lanciare le sue mattonate.
Mattoni fatti di parole e corpi, sudore e sapere. Mattoni sapientemente impastati in un anno di inchiesta e di conflitto sul diritto alla casa.
Quest’anno, mattone su mattone, costruiremo la nostra proposta per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica cittadina e per il diritto all’abitare a Senigallia.


CSOA Mezza Canaja … in Plage Sauvage ‘008

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Approfondimenti: "FURTO IN CASA"
Tremonti promette 20.000 nuove abitazioni ma solo a chi potrà acquistarle entro il 2009. E lo fa utilizzando i soldi destinati agli affitti agevolati per gli sfrattati e al recupero del patrimonio edilizio. È una truffa e un regalo alla rendita immobiliare e ai costruttori in difficoltà per lo scoppio della bolla speculativa.

Edilizia Impopolare:
http://www.ilmanife sto.it/Quotidian o-archivio/ 07-Agosto- 2008/art9. Html

Una casa solo per i palazzinari:
http://www.ilmanife sto.it/Quotidian o-archivio/ 07-Agosto- 2008/art40. Html

Emergenza senza speranze:

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Agosto-2008/art41.html

L'Unione Inquilini sulla manovra finanziaria:

http://www.unioneinquilini.it/cm/2008/cm_08_477.asp

COMUNICATO STAMPA PLAGE SAUVAGE 2008

csamezzacanaja | 11 Agosto, 2008 11:35

Plage Sauvage ‘008

MATTONATE

Avvicinarmi al cemento, con le mani e col naso,

è stato l’unico modo per capire su cosa si fondava il potere, quello vero.”

(R. Saviano – “Gomorra”)


Il mattone è il risultato di acqua, cemento, polvere, sangue e sudore.

Il mattone viene dai “lavori della stanchezza” quelli che fiaccano il corpo per il peso, il ritmo e gli straordinari fatti per arrivare a fine mese ed avere nonostante tutto, un salario basso.

Il mattone è pietra sacrificale per un “esercito” di operai edili – migranti ed italiani – feriti o morti sul lavoro, o meglio, per il lavoro e la ricchezza di qualcun altro.

Il mattone, anche quello fatto di capitali illeciti e macchiati di sangue, è moneta di scambio tra organizzazioni malavitose, latifondisti, costruttori, imprenditori spregiudicati, furbetti del quartierino, banche e multinazionali. E’ soggetto ed oggetto di patti tra potere politico ed economico.

Il mattone è accumulo di capitale: ieri rendita fondiaria, oggi, rendita finanziaria.

Il mattone è ormai un componente fondamentale di ogni investimento al di la che si tratti di azioni, obbligazioni o titolo di stato.

Le mattonate sono i fendenti mossi per affermare la politica clientelare che governa il nostro paese.

Le mattonate sono le colate di cemento che hanno distrutto il territorio, violentato l’ambiente, inquinato l’aria e resa nociva la vita.

Le mattonate sono le grandi infrastrutture e le grandi opere che sacrificano sull’altare del profitto privato, vite e saperi consolidati, in nome di una falsa ed ipocrita ideologia “sviluppista” (che sia la TAV in Val di Susa o la Complanare a Senigallia).

Le mattonate sono i centri commerciali che hanno ridisegnato lo spazio urbano delle nostre città: territori del consumo totale che hanno ridotto i centri storici in “boutique di lusso” e abbandonato le periferie a se stesse.

Le mattonate sono anche quelle lanciate da una politica scellerata, che ha seppellito sotto milioni di metri cubi di cemento l’edilizia residenziale pubblica e sociale, trasformando la casa da bene d’uso a “bene a scopo di lucro”, per poi infilare il collo delle persone dentro i nodi scorsoi dei mutui bancari o degli “affitti-inaffittabili” delle agenzie immobiliari.

Le mattonate sono dispositivi di filtraggio, selezione e gerarchizzazione degli spazi urbani al fine di produrre una razionalizzazione economica del vivente e del vivere.

Mattonate che hanno ridotto redditi e salari, dequalificato il lavoro, bloccato la mobilità sociale, trasformato la “Repubblica fondata sul lavoro” in “Repubblica fondata sul mutuo” e la dieta mediterranea in “dieta della quarta settimana”, creando un cortocircuito tra mercato del lavoro e mercato della casa. Una vera e propria “discesa di classe” che sta generando una nuova e diffusa proletarizzazione, soprattutto nelle fasce giovanili.

Mattonate come pioggia, che hanno lasciato case senza gente e gente senza case.

Quest’anno, anche la Plage Sauvage vuole lanciare le sue mattonate.

Mattoni fatti di parole e corpi, sudore e sapere. Mattoni sapientemente impastati in un anno di inchiesta e di conflitto sul diritto alla casa.

Quest’anno, mattone su mattone, costruiremo la nostra proposta per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica cittadina e per il diritto all’abitare a Senigallia.

CSOA Mezza Canaja …in Plage Sauvage ‘008

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RISERVE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE SUL TRATTO AUTOSTRADALE DELL' A14 FANO-SENIGALLIA - DOCUMENTO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE 28 DICEMBRE 2006

csamezzacanaja | 10 Agosto, 2008 16:22

 

SCARICA IL DOCUMENTO DEL MINISTERO:     ->  Prima parte      ->  Seconda parte

 

LA PARTITA CONTRO LA COMPLANARE COMINCIA ADESSO!!

csamezzacanaja | 04 Agosto, 2008 16:38

LA PARTITA CONTRO LA COMPLANARE COMINCIA ADESSO!!!

DOCUMENTO DEL MINISTERO:     ->  Prima parte      ->  Seconda parte

E’ davvero un compito arduo portare avanti politiche ambientaliste nell’era della legge obiettivo dove, la realizzazione e la celere finalizzazione dell’opera, spacciata per interesse generale, viene anteposta alla tutela e salvaguardia dell’ambiente ed alla salute dei cittadini. Una politica che si definisce ambientalista non può che miseramente riparare all’ingente danno solo ed esclusivamente attraverso quelle toppe che chiamano mitigazioni ambientali e, attraverso seri rilevamenti sia sull’impatto ambientale sia sull’emissione di agenti inquinanti e di rumore, la cui utilità sta nel fare tacere popolazione, comitati e quant’altro. Nella breve e triste esperienza dei due anni del governo Prodi, ci stava provando l’allora Ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio ed il Ministro dei beni culturali Francesco Rutelli attraverso il decreto del 28 dicembre del 2006. Visto poi i risultati elettorali delle recenti elezioni politiche, quel decreto è stato reso carta straccia non solo dal centrodestra ma, a livello locale, anche dallo stesso centrosinistra (e di certo non ci meravigliamo!) e dal partito dei Verdi (a quel tempo paladini della tutela dell’ambiente), per dare cosi continuità al disfacimento più totale di quell’area politica oramai “extraparlamentare” e, addirittura, trarre virtù da quella legge obiettivo allora tanto contestata in fase di approvazione durante il primo governo Berlusconi.

In quel perfetto sconosciuto decreto riguardante l’ampliamento del tratto autostradale marchigiano, l’allora ministro richiedeva dei quesiti specifici proprio nel tratto Senigallia –Fano citando anche la neofamigerata complanare. In un testo di 50 pagine l’allora ministro poneva delle condizioni in quanto trovava nel progetto della terza corsia degli aspetti inaccettabili. Aspetti che tra l’altro non tengono conto dell’ulteriore passaggio della complanare nella tratta citata e che rimarcano la superficialità delle valutazioni effettuate per la realizzazione del progetto.

Il primo aspetto in questione riguarda l’inquinamento da rumore. Poiché la complanare passa a ridosso dei borghi di rimpetto alle finestre delle case, il ministero trova da ridire sul fatto che hanno fatto una valutazione non tanto considerando il carico massimo di traffico quanto quello di una giornata domenicale invernale. Al ministero questa valutazione non è andata bene in quanto sostiene che bisogna considerare le giornate estive dove il carico è maggiore e, tra l’altro, non bisogna considerare la domenica, giornata in cui i camion non transitano. Quindi il ministero in quel documento sostiene di rifare la valutazione dell’inquinamento da rumore. Il ministero poi nel documento sostiene che, chi abita nei pressi dell’autostrada, gli viene leso anche il diritto di “confort interno”. Attraverso la legge 142 ed il decreto dei parametri passivi, quando vengono superati determinati limiti acustici bisogna pagare agli abitanti delle zone limitrofe tutte le spese d’insonorizzazione affinché questi possano vivere dentro casa, con la costruzione di barriere acustiche e l’insonorizzazione delle finestre delle case e quindi il convivere con finestre sempre chiuse e con un paesaggio esterno costituito non più da colline ma da barriere di plastica. Inoltre a seguito di in questi interventi esprime delle perplessità in quanto gli abitanti delle zone adiacenti alla bretella possono essere soggetti all’effetto tubo.

Riguardo al quadro di riferimento ambientale, le perplessità del ministero sono ancora più palesi in quanto nonostante Senigallia sia tra le” zone a rischio”in materia di qualità dell’aria e, fino al dicembre 2006 non vi era (e forse non vi è tutt’ora) una stima di livelli di inquinamento atmosferico per gli ambiti territoriali, né un’articolazione di tali livelli all’interno degli ambiti stessi”, la regione Marche ha espresso parere positivo al progetto, non evidenziando criticità in merito alla qualità dell’aria.

Dal momento che la complanare (dapprima bretella autostradale, poi strada extraurbana, variante alla s.s.16 ecc..) nell’ultima conferenza stampa del comune è stata definita come strada interquartiere, il rispetto delle suddette prescrizioni per le quali il ministero ha espresso la riserva al parere favorevole spetta dunque agli enti comunali.

Invitiamo dunque tutti i cittadini ed i rappresentati dell’amministrazione comunale(dato che al momento dell’incontro con la S.P.E.A. ne hanno chiesto una copia ad un membro del comitato!) a prendere visione del decreto scaricandolo dal nostro Blog.

Poiché è compito di un comune tutelare e salvaguardare l’interesse per la salute dei cittadini, ci chiediamo come mai si continua ad insinuare l’irreversibilità del progetto nonostante questa mancanza di garanzie e, soprattutto, nonostante non vi è ancora l’ufficialità della fine della fase progettuale. Nell’arco di poco più di un mese ovvero dal 26 giugno, giorno in cui l’Assessore all’urbanistica dichiarava “siamo ormai nella fase del progetto esecutivo e sulla complanare indietro non si può tornare”, alla conferenza stampa dell’accordo tra A.N.A.S. e Comune, è stato falsamente ribadito per ben due volte l’inizio della fase esecutiva.

Nel mezzo di questo lasso di tempo ovvero mercoledi 23 luglio, in sala consiliare si discuteva e si bocciava la mozione portata avanti dal consigliere Roberto Mancini richiedente la revisione del progetto, a dimostrazione del fatto che la possibilità di poterlo ritirare c’è ma manca esclusivamente la volontà politica, malamente e distrattamente camuffata.

Ci ritroviamo di fronte alla consueta dinamica del tutto italiana dove la bandiera della legalità viene sbandierata in faccia al popolo inerme mentre chi ci governa ne rimane esente e, in molti casi per tutelare i propri interessi, s’inventano leggi su misura. Esprimiamo la nostra solidarietà a cittadini dei Borghi minacciati dagli “espropri ai proletari” e dalle ruspe “ambientaliste”. La partita contro la complanare non è affatto conclusa ma comincia adesso.

CSOA MEZZA CANAJA

29/07/08 NO COMPLANARE: SIT IN DAVANTI AL COMUNE

csamezzacanaja | 30 Luglio, 2008 19:14

  COMPLANARE: LE RAGIONI DEL NO!
  • Il progetto della Complanare non rappresenta la soluzione ai problemi della congestione del traffico urbano, ma un’ulteriore striscia d’asfalto che andrà ancora di più ad erodere i pochi spazi verdi sopravvissuti alla cementificazione, ad incentivare l’utilizzo dell’automobile con il conseguente innalzamento sia del traffico che dell’inquinamento cittadino.

  • Per chi dall’entroterra si appresta a raggiungere Senigallia e per chi proviene da Ancona o da Pesaro utilizzando la strada statale, la Complanare non risulta utile e non alleggerisce il traffico della strada statale.

  • La strada della Complanare non ha a tutt’oggi una sua classificazione ufficiale (urbana? extraurbana? nuova S.S.16? ) Inoltre, per chi la dovesse percorrere da nord a sud, si vedrebbe costretto a fermarsi lungo la carreggiata attendere che quella opposta sia libera ed usufruire degli svincoli posti esclusivamente nella corsia da sud a Nord. In virtù di questo modello non viene garantito lo scorrimento delle automobile cosi come la sicurezza delle stesse, in modo particolare in prossimità dell’uscita di Borgo Coltellone completamente a ridosso della galleria artificiale!

  • Pubblicizzato come progetto d’interesse generale, nella realtà mira a sviluppare interessi particolari ovvero in primis quello di “visibilità di grandi opere” da parte dell’amministrazione in vista delle prossime elezioni poi, aspetto non secondario, quello della rendita fondiaria dei suoli e dei grandi centri commerciali ( a discapito dei piccoli negozi di quartiere ) che , guarda caso, sono tutti costruiti lungo il percorso della Complanare .

  • Il progetto, in fase di realizzazione, non ha tenuto conto e non ha coinvolto le comunità locali direttamente interessate. Tutto questo in totale sfregio con quella politica territoriale avente come fine esclusivo l’interesse della collettività.

  • Nelle lottizzazioni prefissate per la realizzazione della strada, non vi è data alcuna garanzia affinché le aree in adiacenza, o nelle vicinanze dell’opera, non diventino territori edificabili. Il territorio di Senigallia continuerebbe cosi ad essere deturpato dal consumo del suolo per un’edilizia privata dai costi inaccessibili e non per l’edilizia pubblica.

  • Essendo il progetto parzialmente spesato dalla Società Autostrade (che pur sempre beneficia di soldi pubblici!), il Comune non ha mai preso in considerazione progetti alternativi. La Complanare costituisce la merce data in scambio dalla Società Autostrade al Comune affinché venisse autorizzata la realizzazione della terza corsia dell’Autostrada. E domandiamo come possa essere possibile che la Terza Corsia autostradali costituisca una incompatibilità urbanistica mentre, al contrario, le nuove quattro corsie aggiunte siano urbanisticamente compatibili.

  • Dal dicembre del 2006 ad oggi non sono mai stati resi noti i dati relativi all’impatto ambientale. In termini di inquinamento acustico ed ambientale, nella fase di realizzazione del progetto, gli studi sono stati fatti soltanto prendendo in considerazione le corsie dell’autostrada escluse le due ulteriori corsie della complanare. Quest’ultimi dovrebbero essere a carico o della provincia o del comune in base alla classificazione della strada a tutt’oggi ancora ignota, ma nessuno dei due enti predisposti ha dato notizie.

  • I quartieri di Borgo Ribeca, Borgo Coltellone e Borgo Mulino, la Capanna che già pagano il prezzo della convivenza con l’A14, si vedrebbero ulteriormente danneggiati con l‘aggiunta di altre 4 corsie. Oltre al devastante impatto ambientale sopra citato, vedrebbero perdere di valore le proprie abitazioni. Oltre al danno anche la beffa.

  • La complanare è stata fatta per tutelare i profitti di pochi contro gli interessi ed i diritti di noi semplici cittadini ai quali vengono proposti solo semplici contentini.

Comitato Versus Complanare … e non solo!


IL NO ALLA COMPLANARE SOTTO IL COMUNE: CRONACA DELLA MATTINATA

Questa mattina la SPEA con i suoi tecnici insieme al Sindaco Angeloni ed al ViceSindaco Ceresoni hanno risposto alle osservazioni presentate lo scorso marzo da singoli cittadini in merito alla realizzazione della Complanare.
Visto l'evento, di comune accordo con il "
Comitato Versus Complanare  ... e non solo", abbiamo fatto un agile volantinaggio (i volantini in allegato) sotto il Comune per spiegare ai presenti ed ai passanti il perché del no "senza se e senza ma" alla complanare.
Con noi uno striscione che chiedeva alla SPEA  di mostrare la valutazione d'impatto ambientale. Ovviamente nessuna risposta in quanto la valutazione non è mai stata fatta.
La prima conclusione che traiamo è che, pur avendo distribuito più di 100 volantini e nonostante il "problema complanare" abbia più volte occupato le prime pagine delle cronache locali, la maggior parte delle persone non sanno minimamente non solo cos'è la complanare ma neanche della sua esistenza. La risposta più gettonata è: "
Complanare cosa?". Questa la dice lunga su come la città sia stata informata, di come la stesura del progetto e la sua approvazione siano stati partecipati dai cittadini tutti.
Il Sindaco e la sua Amministrazione che anche all'ultimo Consiglio Comunale hanno pubblicamente vantato la trasparenza e la partecipazione al progetto, mentono spudoratamente. La stragrande maggioranza dei senigalliesi della complanare non sa nulla e l'unica informazione che è stata e viene fatta è quella dal basso, certosina, quartiere per quartiere, fatta dal comitato: le ragioni del no.
Infatti, appena le persone vengono informate scatta subito l'interesse e spesso il disappunto verso il progetto.
Il nostro è stato un volantinaggio minuto e agile, che però pian piano si è ingrossato, grazie alla presenza dei cittadini dei borghi interessati ed evidentemente agli occhi attenti della Polizia Municipale, questo chiacchiericcio dev'essere sembrato una "adunata sediziosa", infatti, puntuali, sono partite le provocazioni.
Due agenti prima ci hanno intimato di togliere il banchetto in quanto non autorizzato, ma il banchetto non era il nostro ma del comune presente in piazza dalla sera prima. Poi sono arrivati i rinforzi ed hanno cominciato ad esigere i documenti per schedare i presenti per poi passare direttamente agli insulti fatti dall'agente Sandro, che ha dato letteralmente delle "
teste di cazzo" a dei cittadini, molti dei quali presenti per capire i danni che subiranno le proprie abitazioni ed anche ad un consigliere comunale.
Un comportamento inqualificabile e provocatorio quello dei vigili urbani, tanto più se si pensa che il volantinaggio era già stato visionato dalla Digos e dagli uomini della Polizia senza porre alcun problema. Alla fine si è capito il perché di tanta attenzione, quando un agente della Municipale ha detto "
il Sindaco non tollera questa situazione". E invece, volente o nolente, la dovrà "tollerare" sempre di più se il progetto non verrà fermato, ed ancora è possibile farlo.

DAL 12 AL 17 AGOSTO PLAGE SAUVAGE III CAMPEGGIO AL CSOA MEZZA CANAJA

csamezzacanaja | 13 Luglio, 2008 22:08

SCARICA IL PROGETTO DELLA COMPLANARE DI SENIGALLIA

csamezzacanaja | 06 Luglio, 2008 11:53

 
SCARICA IL PROGETTO DELLA COMPLANARE!!!
 
 

DAL 7 LUGLIO CORSO D'ITALIANO PER STRANIERI GRATUITO

csamezzacanaja | 30 Giugno, 2008 18:06

CONTRO LA COMPLANARE OLTRE MILLE FIRME PER LA SOCIETA' AUTOSTRADE

csamezzacanaja | 30 Giugno, 2008 16:09

Contro la complanare oltre mille firme per la società Autostrade

A conclusione della raccolta delle firme che sono state allegate alla lettera indirizzata a Società Autostrade per manifestare il nostro dissenso nei confronti del progetto della complanare, possiamo ritenerci soddisfatte per la riuscita dell'iniziativa e per aver raggiunto l'obiettivo delle oltre mille firme in pochi giorni. da Comitato Versus ComplanareAnna Manoni, Francesca Angeletti e Susanna Vignoli

Rispetto ai primi incontri in cui registravamo nella gente sfiducia e rassegnazione nei confronti di un' opera considerata quasi un percorso obbligatorio, ora è aumentata la voglia di reagire ad una decisione che passa totalmente sopra la testa dei cittadini. Abbiamo avuto, tra chi ha firmato la petizione, anche persone residenti nei pressi della Statale 16 e Viale 4 Novembre, segno che un numero sempre più alto di cittadini sta divenendo consapevole dell'inutilità di un asse viario che con il suo tracciato e mega- svincoli passa a pochi metri dal centro e non risolve problemi di traffico ma, al contrario, peggiora la situazione legata all' inquinamento nella nostra città, già a livelli critici. Alcune persone ci hanno chiesto se esistono o se siano possibili progetti alternativi. Noi sappiamo che ne esistono, ultimamente un Circolo cittadino ha parlato di una alternativa, ma gradiremmo che questi fossero presentati ed illustrati formalmente alla città perchè possano costituire oggetto di dibattito sulla Viabilità generale della città. Poi su questi avremo modo di dire la nostra. Per adesso il progetto della Complanare , con la tanto sbandierata idea di essere l'occasione unica e gratuita in quanto finanziata dalla Società Autostrada, rappresenta solamente la logica del "prendere o lasciare". Altri cittadini ci hanno suggerito la manutenzione e riqualificazione dell'esistente, in particolare via Po, via Cellini, viale IV Novembre, altri ancora hanno rimarcato le mancate promesse relative alla realizzazione di spazi verdi e parchi dovuti a oneri di urbanizzazione in seguito a recenti lottizzazioni o di frustoli di terreno acquisiti e lasciati in stato di abbandono. I nostri tavoli insomma sono diventati una sorta di sportello, di valvola di sfogo, di osservazioni e proteste, opinioni e proposte relative ai problemi del territorio. In ordine a tutto ciò ci preme sottolineare, come risulta dal nome del nostro comitato "Versus complanare …e non solo", tutto il nostro dissenso verso un modello di sviluppo al quale autostrada e complanare sono strettamente connesse,secondo vecchie logiche espansionistiche centrate sul binomio cemento - asfalto e caratterizzate da un insostenibile consumo di suolo, che sta mostrando tutti i suoi limiti, con il beneficio di pochi ed il discapito di molti. La critica si estende anche verso un metodo , che è diventato ormai prassi consolidata, in cui i progetti per la citta' vengono discussi fra pochi e poi presentati belli e pronti in fase avanzata e verso i quali ai cittadini non rimane altro che la protesta. Ci auguriamo però che i nostri amministratori siano ancora in tempo per correggere in corsa questa decisione presa in modo assolutamente poco condiviso e possano prendere atto che è necessario un' inversione di rotta che si orienti verso il benessere delle persone e la salvaguardia del territorio. In questa direzione proseguirà il nostro lavoro e di quelli che vorranno aggregarsi.

da Comitato Versus ComplanareAnna Manoni, Francesca Angeletti e Susanna Vignoli

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